La sfida dei giallorossi: allargare la maggioranza. La trattativa per far crescere la coalizione è appena agli inizi. Occhi puntati su Italia Viva, centristi e Forza Italia

Senato
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Se sarà una slavina o una vera e propria valanga lo vedremo nei prossimi giorni, al massimo nelle prossime settimane. Poche in verità, perché in questi casi chi prima arriva meglio alloggia. Incassata la fiducia nei due rami del Parlamento, per il premier Giuseppe Conte la vera partita si apre adesso: da una parte lui che ha tutto l’interesse a consolidare ed ampliare la maggioranza – chiarissimi il suo intento, con appelli reiterati sia alla Camera che al Senato, nei confronti dei “volenterosi” che non lasciano margine di dubbio – e, dall’altra parte, i possibili destinatari che ieri, con i fari puntati addosso, hanno preferito non palesarsi subito ma che inevitabilmente arriveranno. Uno dopo l’altro

I conti si fanno alla fine, è vero, ma in questo caso la “fine” non è stata ieri con la fiducia, la situazione come direbbe il sociologo Zygmunt Bauman, “è liquida”, in divenire, in trasformazione (a propositi di trasformisti…). Se la migrazione da destra a sinistra dell’ex An, poi Forza Italia Renata Polverini è stata una sorpresa – almeno stando a quanto dichiarato dal vice presidente del suo (ormai ex) partito Antonio Tajani – non si esclude che fra gli azzurri ne possano arrivare altre a breve. Del resto ieri per tutto il pomeriggio gli occhi sono stati puntati sui presunti indecisi forzisti e non a caso negli ultimi giorni i vertici della coalizione di centrodestra, proprio per serrare i ranghi, sono stati allargati anche ai centristi dell’Udc e a Cambiamo!, formazione che fa capo al governatore ligure Giovanni Toti e che in Senato conta tre esponenti, Romani, Quagliarello e Berruti, che appunto ieri non hanno votato la fiducia ma “del doman non v’è certezza”.

O, per usare le parole della senatrice Paola Binetti: “Mai dire mai, la vita è una realtà molto complessa”, un no di ieri che diventerà probabilmente un sì di domani, dunque. In questo senso vanno lette anche le dichiarazioni del deputato del Misto, Bruno Tabacci, uno dei tessitori della stabilità della legislatura, che ieri ha sollecitato il primo ministro con queste parole: “Da domani (oggi, ndr) occorre avere un primario interesse: avviare un chiarimento profondo che punti alla nascita di uno schieramento di centro alternativo al blocco sovranista e populista. Lo spazio c’è e può essere vincente”. E non è un mistero che il fatto che il premier abbia rimesso in agenda la questione della legge elettorale da modificare in senso proporzionale (il testo base è già stato approvato a settembre in prima Commissione a Montecitorio ed è un proporzionale alla tedesca con uno sbarramento per ora al 5% ma suscettibile di quotazioni al ribasso), vada in questa direzione.

E questo sul versante destro, ma i buoi potrebbero scappare dalla stalla anche dalle parti di chi l’ha crisi l’ha innescata e che ora si trova col cerino in mano: non si registrano defezioni per ora in Italia Viva ma lo scontento serpeggia, è inevitabile, “C’è un intenso dibattito all’interno, vediamo…”, conferma una fonte renziana. Anche perché almeno due ministeri verranno spacchettati, oltre ai due lasciati liberi da Bellanova e Bonetti e in più, oltre al posto da sottosegretario agli Esteri che fu di Scalfarotto, se ne potrebbero agilmente creare almeno un’altra decina. Poltrone oggi, dunque, e come abbiamo visto, un possibile “contenitore” centrista domani. Mica poco di questi tempi.