La sfida tra Grillo e Renzi ora è sull’Expo

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di Lapo Mazzei

Da una parte c’è Matteo Renzi che ha deciso di scendere in campo per i difendere i cantieri e i ministri particolarmente interessati alle opere. Dall’altra c’è Beppe Grillo che vuole fermare la “grande abbuffata”. Nel mezzo, a rappresentare il perno dell’attuale dibattito politico, l’Expo con le sue complicazioni giudiziarie. E così, come vent’anni fa, il destino del Paese passa da Milano. Su una sponda si giocano le sorti del governo, sempre più sotto scacco. Il nervosismo del Nuovo Centrodestra e il frenetico attivismo del ministro Maurizio Lupi rischiano di creare un serio problema alla maggioranza. Tanto che se all’interno del Pd dovesse prevalere la logica della resa dei conti, i guai per l’esecutivo rischiano di essere ben superiori agli effetti delle indagini. I segnali di questi giorni, sia pur sottotraccia, sono lì a dimostrare che una consistente fetta del partito di Renzi sta aspettando il risultato delle europee in modo da ripristinare l’ordine dei fattori. «Renzi mi ha sempre incuriosito, è un uomo di straordinaria energia, trasmette uno spirito volitivo» afferma Gianni Cuperlo, leader della minoranza del Pd. «In questi mesi non ci vediamo e non ci parliamo. È evidente che con lui si è intrapreso la il cammino verso una dimensione leaderistica. Il modello di partito che oggi esprimiamo è fortemente condizionato da questo aspetto». Non un dettaglio, ma un chiaro segnale: se perdiamo il problema è solo tuo e degli alleati. In buona sostanza il peso degli alfaniani all’interno dell’esecutivo viene considerato sovrastimato dalla base del partito e lo scandalo Expo sarebbe un chiaro avviso alla politica del movimento di Angelino.
Dall’altra parte, invece, c’è Beppe Grillo che quei cantieri vorrebbe chiuderli, considerando le opere da realizzare solo uno spreco, una sorta di altare della corruzione. Insomma, due visioni dell’Expo di Milano così distanti fra loro da far apparire questo Paese diviso sa metà, spaccato sul futuro di quella che è sempre stata considerata la capitale morale dell’Italia. Capitale forse, morale sicuramente no, data la portata dello scandalo. Un risultato, però, questa mastodontica operazione dell’Expo l’ha ottenuta, ancor prima di veder inaugurati i padiglioni, dato che sul futuro di Milano si gioca la campagna elettorale delle Europee. Perché quanto emerso sino ad ora delle inchieste non riguarda solo singoli casi ma l’intero sistema. E il presidente del Consiglio Matteo Renzi sembra averne colto la portata. «L’Expo è una grandissima occasione per l’Italia. In molti mi dicono chi te lo fa fare o i sondaggisti sostengono che non mi conviene entrare in quella dinamica e mischiare la mia immagine pulita con quei problemi. Ma l’Expo è una grandissima opportunità e preferisco perdere qualche punto nei sondaggi che un’occasione che vuol dire investimenti e posti di lavoro. Abbiamo il diritto di provarci». Legittima ambizione, viene da pensare. Ma che altro può fare il governo? E poi se Palazzo Chigi decidesse di tirare il freno a mano, come spiegherebbe la scelta agli alleati del Nuovo Centrodestra che puntellano la sua maggioranza? Il dato non è affatto di poco conto, perché se s’incaglia l’Expo rischia di saltare tutta l’operazione renziana, a partire dal grande tema delle riforme costituzionali. E Renzi, tutto questo, non può affatto permetterselo. Non a caso il governo ha fermato la locomotiva delle riforme, in modo tale da far ripartire il treno dell’Expo senza far troppi danni.

Una città per due
A cercare di far saltare questa schema ci prova Beppe Grillo, con la sua solita tattica barricadiera. «L’Expo è una grande abbuffata che va fermata subito» sentenzia l’ex comico che guarda caso oggi sarà anch’egli a Milano. «L’Expo ci lascerà solo un’eredità di opere inutili e incompiute e un buco nel bilancio comunale, regionale e statale» sostiene. «È una grande opera nata morta, tenuta artificialmente in vita per interessi economici di pochi, alcuni illeciti come sta dimostrando l’azione della magistratura, e ad alto rischio di infiltrazioni criminali. Va fermata subito». Difficile che i due, oggi finiscano con l’incrociarsi, anche se il leader penta stellato cercherà in tutti i modi di creare l’incidente. Di certo c’è che Milano è tornata ad essere lo snodo della politica che va a braccetto con gli affari. E proprio attorno a questo incrocio si gioca la partita fra Renzi e Grillo, con il Nuovo Centrodestra spettatore particolarmente interessato.

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