La smania di apparire del provincialismo al potere. Da Matteo a Madonna Boschi. Un micropartito al crepuscolo che ha fatto più danni di uno tsunami

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Iniziamo da questa frase: “Noi infatti non concepiamo la politica come occupazione di posti” tratta dalla lettera-Facebook (ora i fighi fanno così) che Matteo Renzi ha inviato al premier Giuseppe Conte. Se uno facesse un test psicologico, alla forma stilizzata di Renzi assocerebbe subito quella di una poltrona con sopra una bella chiazza bianca di Vinavil. Una chiazzona per permettere un’ottima aderenza delle onorevoli terga agli altrettanti onorevoli velluti governativi. E più il ministro è di peso e maggiore deve essere la quantità di colla. Dunque “Matteo dei miracoli” ne ha fatta un’altra. Ha fatto una lettera-lagna sul fatto che i ministeri verrebbero esautorati dalla Task Force sulla gestione dei famosi 209 miliardi di euro del Recovery Fund.

Nella lettera-lagna l’Uomo che sussurrava all’Arno si ammanta di nobili ideali, si copre di stellazze di prima grandezza nel trend mondiale come l’ambiente, lui amico di carbonari e petrolieri, che quando era al governo se ne è sempre fregato altamente tanto che l’ambientalista Ermete Realacci ebbe a dire che a quel Pd non gliene calava punto dell’ecologia se non sotto elezioni. E poi lui che ha abolito l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (a proposito, come va la coscienza ministra Bellanova e seguace della Pantera Gennaro Migliore?) blatera nientepopodimeno che di “economia sociale”.

Quello che ha messo a segno il colpaccio di togliere i diritti dei lavoratori – cosa che neppure al peggior Berlusconi era mai riuscita – parla di “economia sociale”. Che faccia tosta. Che maschera di bronzo. Il fatto è che – come ha fatto notare Alessandro Di Battista – Renzi è un narciso “telegonfiato”. Lui deve apparire, appaio quindi sono, se non appaio svanisco e mi tocca tornare a fare il sindacuccio toscano, questo il suo scarico mantra. E poi intorno a lui c’è la corte dell’ex giglio magico con qualche grosso innesto. La sempre presente “madonna itinerante in tacco 12”, al secolo Maria Elena Boschi (nella foto) che smania e si agita per riavere un posto ministeriale. E c’è anche “Lucianone” Nobili, che fu in tempi antichi rutelliano e poi convertito al novello verbo dell’Arno, che c’ha solo due fisse: la “maggica” (per cui si è preso valangate di insulti sui social”) ed un odio atavico per i 5 Stelle, che però non gli ha impedito di sedere nella stessa maggioranza.

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