La spallata è un flop. Conte accelera la verifica. L’obiettivo è un cronoprogramma per il Governo. Ma pesano ancora le intemperanze dei renziani

di Alessandro Righi
Politica

Certo, sarà una verifica di governo molto complicata. Ma Giuseppe Conte può tirare un sospiro di sollievo. La spallata a cui puntava l’ex alleato Matteo Salvini in Emilia Romagna non c’è stata. Anzi, è proprio il leader della Lega, che ha trasformato la sfida nella regione rossa in un referendum su se stesso, il principale sconfitto di questa tornata elettorale. Ridimensionato pesantemente anche in Calabria, dove il Carroccio chiude dietro Forza Italia e Fratelli d’Italia più che dimezzando i voti rispetto alle ultime Europee.

L’ORIZZONTE. Tutti i nodi rinviati nelle scorse settimane, verranno al pettine da oggi. Ma la convinzione condivisa nella maggioranza è che si possa e si debba dare all’Esecutivo un orizzonte di legislatura, fino al 2023, passando per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2022. Ma Nicola Zingaretti annuncia che il Pd sarà “esigente”, mettendo all’incasso la vittoria in Emilia. Matteo Renzi si prepara ad intensificare il fuoco sugli alleati giocando di sponda con il Centrodestra sulla prescrizione. Mentre i Cinque Stelle, dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, sono alle prese con un lungo e complicato processo di riorganizzazione. E’ questo il campo minato sul quale, da oggi, Conte dovrà riprendere a tessere la tela. Con una preoccupazione in meno rispetto a ieri: la spallata fallita della Lega al Governo.

Fare sintesi e superare le fibrillazioni, per trovare davvero un rilancio, sarà complicato. Sebbene, sul punto di partenza, siano tutti d’accordo: spinte – e non solo nella maggioranza – verso le elezioni invocate da Salvini & C. non ce ne saranno. Deputati e senatori (tranne quelli di Lega e Fdi) non hanno nessuna voglia di tornare al voto, sapendo che la prossima volta si eleggeranno non più 945 ma 600 parlamentari. E non è tutto. Già questa settimana il Governo dovrebbe provare a chiudere le finestre elettorali del 2020 convocando in una domenica compresa tra la fine di marzo e il 19 aprile il referendum per il taglio dei parlamentari. Poi occorreranno almeno due mesi per disegnare i collegi. Ed ecco che sarà arrivata l’estate che porterà rapidamente verso la sessione di bilancio, l’autunno successivo. Verifica di governo, dunque.

Dopo la vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna, è prevedibile che il Pd punti ad accelerare la verifica per fissare il nuovo cronoprogramma del Governo: riforma del fisco, modifica dei decreti sicurezza, diritti e ambiente le priorità. A puntellare l’azione di Conte ci sono anche Leu e la parte “riformista” e governista dei Cinque stelle. Ma alla vigilia della verifica, Renzi promette battaglia su prescrizione e concessioni autostradali. Il vero obiettivo di Italia Viva era la sostituzione di Conte con un altro premier, affossato però dalla vittoria di Bonaccini. Il voto anticipato, senza che sia stata prima varata la riforma in senso proporzionale della legge elettorale, sarebbe un suicidio. E Renzi lo sa bene.