La Spazzacorrotti funziona. È la prova che bisogna cambiare. Altro che imputati a vita: la legge è rivoluzionaria. Lo ammettono giudici e organizzazioni internazionali

di Giorgio Iusti
Politica

Mentre si continua a dibattere sullo stop alla prescrizione, tanto da paralizzare l’azione di governo, poco si discute delle altre fondamentali novità introdotte dalla legge Spazzacorrotti che, in un Paese vittima della sempre crescente corruzione, sono state considerate a livello europeo ed internazionale una spinta fondamentale nel contrasto a una simile piaga. La norma, oltre al punto su cui si sono mezzi sulle barricate i renziani, ha portato infatti all’inasprimento delle sanzioni per i reati contro la pubblica amministrazione, a maggiore trasparenza e controllo dei partiti e dei movimenti politici e a consentire alla polizia giudiziaria operazioni sotto copertura.

Il Greco, l’organo anticorruzione del Consiglio d’Europa, ha sottolineato i notevoli progressi compiuti dall’Italia nel contrasto alla corruzione grazie alla legge voluta dal ministro pentastellato Alfonso Bonafede. E dello stesso avviso è stata l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri con sede a Parigi. Riconoscimenti importantissimi, come sottolineato nei giorni scorsi dal guardasigilli. “Il 2019 è stato un anno cruciale per l’approvazione di alcune importanti leggi in materia di giustizia, per le quali l’Italia ha ottenuto notevoli riconoscimenti a livello internazionale”, ha affermato il ministro della giustizia. Una legge estremamente innovativa, come precisato anche dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, Federico De Siervo: “La legge n. 3/19, che disciplina le misure per il contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione, per la sua vastità innovativa ha comportato un notevole studio per la sua corretta applicazione”.

Una legge fondamentale dunque in un Paese dilaniato dalla corruzione, da Nord a Sud, come ribadito negli ultimi giorni dai vertici dei principali uffici giudiziari. A Roma a denunciare l’aumento dei reati di corruzione è stato lo stesso presidente della Corte d’Appello, Luciano Panzani. Il presidente della Corte d’Appello di Messina, Michele Galluccio, ha addirittura sostenuto che i reati di corruzione “lievitano”, mentre il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato ha sostenuto che “sui reati dei colletti bianchi la Spazzacorrotti e la blocca-prescrizione segnano un’inversione di tendenza”. “Corrotti e corruttori hanno tratto dai comportamenti dei mafiosi preziosi insegnamenti e li mettono in pratica”, gli ha fatto eco il procuratore capo Francesco Lo Voi. La corruzione del resto è talmente dilagante che, come sottolineato a Catanzaro e a Bari, ha purtroppo colpito anche pezzi della magistratura. E si annida anche nelle realtà periferiche. Tanto che tali reati sono cresciuti del 38% persino nelle Marche.