La stampella a Renzi costa. E Alfano sfida i ribelli del Nuovo centrodestra. Una ventina di ribelli pronti a lasciare. Ormai il suo partito è una succursale del Pd

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Ai tempi del politichese andante una delle frasi più amate dagli analisti era “ a sinistra della sinistra”. E con  quella affermazione si abbraccia tutta la galassia di partiti che non stavano dentro ai derivati del Pci. Oggi che tutto è cambiato si parla solo di minoranza Dem, ovvero di quella componente interna al Partito democratico che, da dentro contrasta e avversa il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Rispetto ai  tempi del politiche questa componente viene trattata non come una corrente, ma come un partitino dentro al partitone. E già questo è una stranezza dei tempi. Che però ha iniziato a fare moda, a creare un trend. Tanto che anche il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano ha deciso di dare sfogo alla propria minoranza. “Chi vuole andarsene da Berlusconi, Renzi, Salvini, vada. Grazie alla nostra scelta il governo fa le riforme, riprendono i consumi, gli indicatori sono tutti in crescita”, sostiene il ministro dell’Interno e leader del partito, “e noi andiamo avanti con il nostro progetto per dare voce ai moderati italiani nel governo. Ogni volta che hanno detto che avevamo problemi siamo diventati di più”. Oddio, i sondaggi tendono ad affermare il contrario, ma i numeri sono ballerini e non dogmi.  Al di là delle cifre, Alfano si è rivolto così ai presunti “malpancisti” che nel suo partito vorrebbero abbandonare il governo. E così abbiamo  scoperto che anche il Nuovo Centrodestra ha la sua minoranza. Come i Dem. “Siamo nati per sostenere le riforme, è nel nostro Dna, perciò le sosterremo. Abbiamo proposte per migliorarle, come l’idea del listino regionale che Quagliariello ha proposto per primo e sono convinto sia un onorevolissimo accordo sul quale credo si possa convergere”. Al di là dei tatticismi politici sbandierati da Alfano, ormai è chiaro a tutti che l’Ncd ha chiuso l’accordo elettorale con il Pd in vista delle prossime amministrative e il ministro dell’Interno ha deciso di passare all’incasso subito, in modo da evitare fughe in avanti o strane sorprese. Soprattutto perché Angelino vuole restare al governo, e con lui la sua fedelissima Beatrice Lorenzin, titolare del dicastero della Salute. Da stampella del Pd, l’Ncd ormai si avvia a diventare una succursale interna, una sorta di alternativa alla minoranza Dem. Alfano, in fondo, è convinto che alla si salverà. E che, come ha scritto il Fatto Quotidiano senza essere smentito, alla peggio assieme ad altri dieci sarà ospitato nelle liste di Renzi. Ormai c’è tutto un pezzo del suo partito che sta con Renzi. E che, in fondo in fondo, lavora per la rottura e il grande esodo verso il Pd. In particolare le cosiddette “amazzoni della Boschi” come le chiamano i maliziosi colleghi di partito: il ministro Beatrice Lorenzin, le senatrici Bianconi e Chiavaroli, e soprattutto le parlamentari Rosanna Scopelliti e Dorina Bianchi. Loro sono molto apprezzate dal premier che in uno degli ultimi incontri ha detto ad Alfano: “Piuttosto che Quagliariello ministro ti do due donne”. Il riferimento erano la Scopelliti e la Bianchi, appunto. Mentre Maurizio Lupi e Renato Schifani hanno riattivato i contatti con Berlusconi: “Non rinuncio all’idea di fare il sindaco di Milano”, ha ripetuto in questi giorni l’ex ministro dei Trasporti. E se Berlusconi non avesse detto di rimanere, per ora, dove sono (perché non vuole la crisi di governo) una decina sarebbero già tornati a casa.  Ecco, a sinistra della sinistra c’è sempre qualcosa di sinistro.