La strage di via D’Amelio è uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana. Il giudice Borsellino tradito da servitori infedeli dello Stato. Le motivazioni della sentenza: tra misteri e silenzi imbarazzanti

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Una motivazione di 1.865 pagine che mette nel mirino quei servitori dello Stato infedeli che costruirono “Uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana” sulla strage di via D’Amelio. Quei servitori infedeli infatti diventarono le fonti di Cosa Nostra e costruirono una falsa verità sugli autori dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino.

Le motivazioni sono arrivate nella tarda serata di ieri; la sentenza della corte d’assise di Caltanissetta era arrivata 14 mesi, il 20 aprile 2017, quando furono condannti all’ergastolo per strage Salvino Madonia e Vittorio Tutino e a 10 anni per calunnia Francesco Andriotta e Calogero Pulci, finti collaboratori di giustizia usati per mettere su una ricostruzione finta delle fasi esecutive della strage costata l’ergastolo a sette innocenti. A Vincenzo Scarantino, il falso pentito che in vent’anni di processi ne ha raccontate di tutti i colori con clamorose ritrattazioni, i giudici dichiararono la prescrizione concedendogli l’attenuante prevista per chi viene indotto a commettere il reato da altri. Gli altri sono gli investigatori mossi da un proposito criminoso esercitando in modo distorto i poteri. La corte d’assise fa riferimento a chi indagava sulle stragi del ’92, con il testa Arnaldo la Barbera, funzionario di polizia poi morto. Sarebbero stati loro a indirizzare l’inchiesta e a costringere Scarantino a raccontare una falsa versione della fase esecutiva dell’attentato. Insomma i depistaggi sono una certezza, non sono chiare le finalità. Probabilmente la copertura di fonti rimaste occulte.

Capitolo a parte sull’agenda rossa del magistrato sparita sul luogo dell’attentato. Il diaro che era custodito dal magistrato nella sua borsa evidentemente conteneva nomi e particolari pesanti che avrebbero potuto far tremare nomi importanti. Sulla sparizione dell’agenda in via D’Amelio, secondo i giudici della corte, ebbe un ruolo fondamentale sempre La Barbera. Scrivono nelle motivazioni: “ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia ed è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione, connotata da una inaudita aggressività, nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre”.

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