La svolta che non ti aspetti dall’Organizzazione mondiale della Sanità: la transessualità non è più una malattia mentale. E in Italia esulta quasi mezzo milione di persone

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La decisione è di quelle che sicuramente faranno discutere. L’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, ha tolto la transessualità tra le malattie mentali. Una decisione per certi versi storica, che arriva 30 anni dopo l’eliminazione dell’omosessualità dall’International Classification of Diseases (Icd). La mossa va verso l’eliminazione dello stigma che ancora accompagna le persone che non si riconoscono  nel proprio sesso biologico. La condizione e’ stata inserita nel capitolo sulle malattie sessuali, spiega l’Oms, per l’esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all’interno di questa nuova classificazione. Alla base della decisione, spiega Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio c’è “l’aver capito che non si tratta di una condizione mentale e lasciare l’incongruenza di genere in quel capitolo avrebbe creato biasimo e condanna” per i transgender, ma “è stato inserito comunque in un altro capitolo” per “garantire l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari”. Questo potrebbe “portare ad una migliore accettazione sociale degli individui” e, a cascata, “migliorare l’accesso alle cure, perchè riduce la disapprovazione sociale”.
In Italia secondo l’Istituto Superiore di Sanita’, che ha appena avviato il primo studio fatto nel nostro paese sullo stato di salute di questa fascia della popolazione, sono 400mila le persone transgender, anche se per gli stessi esperti il dato è probabilmente sottostimato.