La tentazione del Partito democratico: cucinare De Luca come Marino

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Lapo Mazzei

E se il “caso De Luca”, non fosse affatto un caso? E se si trattasse della miglior strategia per sconfiggere lo stratega campano, quale viene considerato il governatore della Campania? Dunque avanti tutta  con i magistrati e le inchieste, che a noi del Pd scappa da ridire.  E poi c’è sempre la legge Severino come soluzione finale. I In fondo dopo il “caso Marino”, con i suoi annessi e connessi, all’interno del Pd va prendendo corpo l’idea che le prossime elezioni amministrative non possono essere la discarica dei riciclati, l’occasione per rimettere al centro chi era ai margini della politica. Perché sia Matteo Renzi che i renziani sembrano essere dei marziani rispetto a coloro che professavano la rottamazione e il rinnovamento della politica. Oggi più che mai sono i vecchi metodi a comandare le regole del gioco. Un gioco diventato troppo sporco per qualcuno, che vorrebbe rimettere al centro se non proprio la rottamazione almeno l’elevazione della classe dirigente.

E così la vicenda che vede in primo piano Vincenzo De Luca, di nuovo nel mirino dei magistrati , potrebbe essere l’occasione giusta per azzerare un altro problema e ripartire da capo.  Stefano Esposito, senatore del Pd e assessore per poche settimane dell’ultima giunta Marino, va giù piatto: “De Luca fa male al Pd. Bisogna fare come con Marino”, spiega. E non si tratta certo di una voce isolata,  dato che la tirata dell’esponente Pd ha lo stesso effetto del un sasso nello stagno-. In difesa del presidente campano sono pochi quelli disposti ad uscire allo scoperto. Quando il ministro Graziano Delrio si affaccia in Transatlantico, ad esempio, sulle prime sembra voler rispondere alle domande dei cronisti. Ma quando questi proferiscono il nome del presidente De Luca, Delrio ingrana la marcia indietro: “Ma per favore…”, dice congedando i giornalisti. Una battuta che vale più di mille dichiarazioni.  Poco prima era toccato a David Ermini, renziano e responsabile legalità del partito, sfilarsi dal tema: “Vediamo che succede, non ne sappiamo ancora abbastanza” prova a glissare. Del resto sul caso i parlamentari attendevano una nota della segreteria nazionale. Attesa vana, la nota non è mai arrivata. La difesa è’ affidata invece alle agenzie, in forma anonima. Una difesa d’ufficio, insomma.  E il segnale è più che chiaro. Non a caso, forse, una conferenza stampa indetta per ieri mattina al Nazareno sulle iniziative di formazione del partito, con la partecipazione del vicesegretario Lorenzo Guerini, è stata rinviata alla prossima settimana, dopo che il caso era ampiamente all’attenzione dei media. A taccuino chiuso, più d’uno si sfoga. “Una pianta nata male è difficile raddrizzarla…”. Altro che caso Marino.