La terza ondata non dà tregua. Tutta Italia a rischio zona rossa. Accelera la corsa delle varianti. La Fondazione Gimbe boccia il Dpcm del Governo: “E’ senza strategia”

NINO CARTABELLOTTA
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Avrà sentito il peso della spada di Damocle il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. Che ha ben pensato di giocare d’anticipo in vista del possibile, per non dire certo, passaggio di colore nella zona a più alto rischio contagio. Sì perché oggi è il giorno in cui i nodi vengono al pettine per tutte le regioni. Per scongiurare il passaggio alla zona rossa e la chiusura totale dell’intera regione, il governatore ha ben pensato di far passare la Lombardia, con ordinanza regionale, in arancione scuro dalla mezzanotte di ieri fino al 14 marzo, con la chiusura di tutte le scuole ad eccezione degli asili nido.

L’ordinanza firmata in tempi strettissimi prevede “interventi di mitigazione rinforzati per tutto il territorio regionale” con l’obiettivo, spiega il presidente regionale, “oltre che di contenere l’incremento di contagi, di preservare le aree non ancora interessate da una elevata incidenza”. La scelta è nata in seguito all’analisi dei dati della commissione indicatori della Regione, che “ha condiviso la necessità di superare la differenziazione tra aree”. Al Pirellone hanno dunque deciso di estendere le misure prese già nel Bresciano e in decine di altri comuni nelle province di Cremona, Mantova, Como.

La pressione sugli ospedali aumenta, con 4.545 persone ricoverate e 532 in terapia intensiva, i contagi stanno schizzando e serve uno scudo per proteggere Milano, dove secondo l’Agenzia di tutela della salute (Ats) l’indice Rt al 25 febbraio era già a 1.36. Stando ai dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), in Lombardia la percentuale di posti letto occupati da pazienti Covid nei reparti è del 42 per cento e in terapia intensiva del 36 per cento, entrambe oltre le soglie di criticità. Dunque è necessario proteggere Milano evitando che la nuova ondata dilaghi nel centro più popoloso della regione, rischiando di amplificare i problemi.

Mercoledì sono stati individuati 4.590 nuovi positivi, con un’incidenza dell’8,2 per cento. Quasi il 30 per cento dei contagi riguarda solamente la provincia di Brescia e i dati sono in crescita nel Milanese con 1.026. E i numeri, sotto la spinta della variante inglese che rappresenta il 64 per cento dei casi, sono destinati ancora a salire complicando ulteriormente la situazione nei reparti Covid. La decisione, ha spiegato la Regione, è stata presa visto “l’andamento della situazione epidemiologica sul territorio e le peculiarità del contesto sociale ed economico e considerato che la situazione epidemiologica presenta le condizioni di un rapido peggioramento con un’incidenza in crescita in tutti i territori della Lombardia, anche in relazione alle classi di età più giovani”.

L’ordinanza, inoltre, prevede lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni, non è consentito recarsi presso le seconde case anche se in Regione fatti salvi gli spostamenti motivati da comprovate e gravi situazioni di necessità, non sono consentiti gli spostamenti verso le abitazioni private abitate ubicate nel territorio della Regione. Ma non solo la Lombardia inasprisce le misure restrittive. Perché Lazio, Veneto, Calabria e Puglia rischiano la zona arancione. Mentre l’Emilia-Romagna va verso il rosso. La diffusione della variante inglese preoccupa infatti l’intera Italia.

La fondazione Gimbe, guidata da Nino Cartabellotta (nella foto), ci va giù pesante: “Parte la terza ondata. E la risposta, di fronte alla vertiginosa accelerazione impressa dalle varianti, è un temporeggiare inutilmente nell’istituire le zone rosse locali, mentre i numeri sono in crescita sul fronte degli ospedali e delle terapie intensive. Nel nuovo Dpcm – sintetizza la Fondazione – nessuna nuova strategia per contenere l’epidemia, eccetto l’ennesima battuta d’arresto per la scuola. Mentre la campagna vaccinale non decolla”.