La truffa delle mascherine. Sequestri in tutta Italia. Ne circolano migliaia non a norma. Nel mirino della Finanza società riconducibili a imprenditori cinesi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Oltre 130 mila mascherine protettive monouso non conformi alla normativa comunitaria e nazionale sono state trovate dalla Guardia di finanza di Roma in un magazzino nel quartiere Prenestino, nella disponibilità di una società riconducibile a un cittadino cinese, sorpreso mentre stava riproducendo le etichette con il marchio CE utilizzando un computer e una stampante professionale.

Altri 10 mila prodotti – tra gel igienizzanti e guanti di protezione non sicuri – sono stati rinvenuti all’interno di locali e magazzini di 16 esercizi commerciali tra i quartieri Tuscolano, Bufalotta, Torre Angela e Prenestino: alcuni riportavano illecitamente il marchio CE, pur non essendo in linea con i previsti standard di sicurezza; altri erano sprovvisti delle certificazioni rilasciate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Inail. Nel corso degli accertamenti sono emerse anche manovre speculative sui prezzi, in alcuni casi superiori del 400% a quelli di mercato.

Gli investigatori hanno inoltre scoperto, in una rivendita di Ciampino, alcune mascherine protettive in stoffa che, oltre a essere sprovviste del marchio CE, riproducevano illecitamente i colori e i loghi delle più note squadre di calcio del campionato di serie A. Complessivamente, sono stati denunciati alle Procure di Roma e Velletri 17 persone, ritenute responsabili di frode in commercio, manovre speculative su merci, detenzione per la vendita di capi con marchi contraffatti e ricettazione. A 9 imprese è stata contestata l’inosservanza dell’obbligo di chiusura.

Sequestri anche in altre regioni. I militari del Comando provinciale di Milano, sempre della Guardia di Finanza, hanno sequestrato, in un magazzino, oltre 110.000 prodotti di vario genere illegali nell’ambito dei controlli per il rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Coronavirus. Le Fiamme gialle hanno controllato un magazzino di una ditta di servizi logistici, riconducibile a un cinese, in cui sono state sottoposte a sequestro amministrativo 17.350 Mascherine chirurgiche e 1.210 Mascherine filtranti (di tipo FFP2) all’interno di pacchetti con scritte unicamente in cinese e privi del marchio CE, per i quali, anche in questo caso, non risultava essere stata presentata alcuna autocertificazione e comunicazione all’Istituto Superiore di Sanità e all’Inail. Sequestrate anche 192 confezioni di prodotti igienizzanti senza etichette di autorizzazione Sotto sequestro anche 60.000 guanti in lattice, di cui il responsabile non è stato in grado di dimostrare la provenienza lecita e 100 capi di vestiario ed accessori con noti marchi di moda contraffatti. Il responsabile è stato denunciato alla Procura di Milano per frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti.

Un altro carico da 70mila mascherine, 21mila filtranti (Ffp3) e 49mila di tipo chirurgico, provenienti dalla Cina e acquistate da una società del settore dell’antinfortunistica di Falconara Marittima, in provincia di Ancona, è stato intercettato all’Interporto di Bologna dalla Guardia di Finanza e dai funzionari della Dogana che ne hanno impedito l’illecita introduzione in Italia. Dopo una segnalazione del Nucleo di polizia economica finanziaria di Ancona, i finanzieri hanno riscontrato irregolarità nei documenti della spedizione. Dalle bolle preparate dalla società, per eludere requisizioni, la merce sembrava dovesse essere destinata a due ospedali in Campania e a un’associazione della Protezione civile in Umbria, ma il numero di dispositivi ordinati dalle strutture sanitarie e dai volontari era nettamente inferiore. L’importatore è stato denunciato per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, le mascherine in più sono state requisite.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA