Neanche il tempo di festeggiare sabato scorso la firma ad Asuncion dell’accorso Ue-Mercosur che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, oggi dovrà affrontare una prima prova al Parlamento europeo che sarà chiamato a votare sulla richiesta di rinvio alla Corte Ue del testo dell’accordo. L’idea di chiamare in causa la Corte Ue nasce da un gruppo di eurodeputati dei Verdi, della Sinistra europea e dei Liberali a guida francese: un ultimo tentativo per prendere tempo e congelare un’intesa commerciale voluta da von der Leyen e contestata dal mondo agricolo.
La mossa potrebbe incassare l’appoggio delle destre sovraniste dei Patrioti e di Esn, sempre pronte a ostacolare la presidente della Commissione. Contrari invece Socialisti, Popolari e una parte significativa dei Liberali di Renew Europe e dei conservatori di Ecr. A complicare ulteriormente il quadro pesano però le variabili nazionali: Socialisti, Popolari e Conservatori temono infatti il posizionamento di alcune delle loro delegazioni nazionali, soprattutto quelle francesi, polacche e irlandesi.
L’accordo Ue-Mercosur corre sul filo del rasoio, oggi il voto sul rinvio alla Corte Ue
La Lega rema contro l’accordo che ha ricevuto la benedizione degli alleati di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, ovvero dal governo di Giorgia Meloni. ”La Lega mantiene la sua linea di contrarietà all’accordo di libero scambio Mercosur. Oltre alle riserve sul merito, contestiamo l’opacità con cui la Commissione europea ha operato, aggirando e sminuendo il ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali. Per questo, giovedì, voteremo anche la mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, presentata sempre dal nostro gruppo”, spiegano dalla delegazione del Carroccio.
La protesta dei trattori a Strasburgo
Circa 5mila agricoltori hanno circondato il Parlamento europeo di Strasburgo. La mobilitazione ha raccolto consensi trasversali: dai Verdi e dalle Sinistre fino ai sovranisti. A sfilare accanto ai trattori – assieme a Confagricoltura, Coldiretti e Cia – c’erano gli eurodeputati del M5S. “Hanno svenduto gli interessi del comparto agricolo per favorire altri settori, senza garantire la necessaria reciprocità e ora mi domando dov’è Lollobrigida, dov’è Meloni? Hanno ricevuto tanto dagli agricoltori e non stanno certo restituendo la stessa moneta”, ha detto il vicecapodelegazione del M5S al Parlamento europeo, Gaetano Pedullà.
Secondo cui i 14 miliardi che, secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani fluiranno verso l’Italia come effetto dell’accordo tra Ue e Mercosur, sono “dati campati in aria”. Il momento della verità arriverà oggi a mezzogiorno quando l’Aula dovrà decidere se rinviare il testo alla Corte di giustizia dell’Ue per un parere legale. Se si decidesse per il rinvio l’entrata in vigore dell’intesa con i Paesi latinoamericani potrebbe slittare di mesi. Un’ipotesi che la Commissione vuole evitare.
La difesa dell’intesa di von der Leyen e Weber
Da Davos, von der Leyen ha rilanciato il valore strategico dell’accordo, definendolo “una svolta” capace di mandare “un messaggio potente: commercio equo invece dei dazi, partnership invece dell’isolamento”. Ancora più diretto il leader del Ppe, Manfred Weber: “Il Mercosur è un accordo anti-Trump – ha spiegato -. Va sostenuto per dimostrare che un approccio basato sulle regole è ancora possibile”.