Laghi inquinati. Il rapporto di Legambiente disegna un quadro sporco: dei 101 punti monitorati, il 50% presenta valori di batteri superiori a quelli consentiti

dalla Redazione
Cronaca

Il 50% dei laghi italiani sono inquinati. Questo è il triste quadro che emerge dal rapporto di Legambiente, “Goletta dei Laghi”, appuntamento annuale dell’associazione ambientalista per la tutela dei bacini lacustri italiani – in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e Novamont – che quest’anno ha visto una novità nel programma scientifico: il monitoraggio delle microplastiche.

La campagna ha preso il via domenica 26 giugno, con l’arrivo dei tecnici sul lago d’Iseo, e si è conclusa domenica 24 luglio sul Trasimeno, coinvolgendo a livello locale i circoli di Legambiente e i cittadini, e ha potuto contare sulla preziosa collaborazione di associazioni, club velici e della Lega Navale Italiana, attraverso i bacini del Sebino, Lario, Verbano, Ceresio e Benaco, nel nord Italia tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige; Caterno, Albano, Bracciano, Bolsena e Vico nel Lazio; Trasimeno e Piediluco in Umbria. L’edizione 2016 ha nuovamente messo al centro la denuncia delle situazioni critiche riguardanti la presenza di scarichi e d’inquinamento, ma non solo. Anche i territori lacustri sono stati coinvolti dalla campagna con appuntamenti riguardanti il consumo di suolo e modelli di sviluppo spesso insostenibili, soprattutto in zone sensibili quali sono quelle degli ecosistemi lacustri.

Ecco il quadro che è emerso: dei 101 punti monitorati 39 sono risultati fortemente inquinati, 12 inquinati e i restanti entro i limiti di legge: il 50% dei campioni ha presentato, dunque, valori superiori di batteri fecali rispetto a quelli consentiti dalla normativa in vigore, registrando un sostanziale conferma dei dati raccolti nelle edizioni precedenti.

“L’Obiettivo della Goletta dei laghi – spiega Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente– è mettere al centro dell’attenzione locale e nazionale i laghi chiedendo serie politiche nazionali e strumenti per la loro tutela. Anche in questa edizione 2016, abbiamo rilevato situazioni critiche riguardo la presenza di scarichi e inquinamento, ma non solo. Abbiamo coinvolto i territori lacustri e  ribadito l’importanza di un dialogo tra le diverse amministrazioni e le autorità di controllo in un’ottica di sistema, che superi le mere competenze locali. La qualità delle acque e la tutela e una corretta gestione del territorio devono essere considerati strumenti fondamentali, anche nell’ottica di promozione di un turismo sostenibile, che rappresenta una spinta importante per il rilancio economico dell’intero territorio”

“Ad oggi circa il 60 % delle acque lacustri si trova in uno stato di qualità insufficiente rispetto ai traguardi preposti dalle direttive europee e un italiano su quattro non è servito da adeguata depurazione – sottolinea Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – I ritardi in questo settore dal 1 gennaio 2016 costano all’Italia circa 500 milioni di euro all’anno per le 2 sentenze di condanna stabilite dall’Europa negli anni scorsi. Una situazione confermata anche dai nostri dati. Infatti il bilancio 2016 restituisce numerosi scarichi non depurati, a causa di depuratori mal funzionati o reflui fognari che illegalmente confluiscono in fossi, canali o direttamente nei laghi. Alcune situazioni sono note da tempo, ma purtroppo fino ad oggi non ci sono stati segnali da parte delle amministrazioni per risolverle, eppure le risorse economiche ci sarebbero, così come sono noti gli interventi che bisognerebbe mettere in campo.  Al tempo stesso in questa edizione registriamo anche alcune vittorie, dove, la denuncia di Goletta dei laghi ha portato all’individuazione e alla rimozione degli scarichi inquinanti, grazie alla collaborazione tra Legambiente, le amministrazioni e gli enti interessati”.

Dai monitoraggi effettuati da Legambiente negli anni in mare e come conferma la comunità scientifica internazionale, la plastica rappresenta tra l’80 e il 90% dei rifiuti dispersi in ambiente marino e costiero.  La produzione mondiale di materie plastiche supera 280 milioni di tonnellate annue e ci si aspetta che aumenti del 4% l’anno. Con gli studi sta crescendo la consapevolezza che anche le acque dolci non sono immuni da questo problema e che, trasportate da corsi d’acqua e scarichi, le microplastiche sono sempre più presenti anche nei laghi: un’altra minaccia a cui sono sottoposti questi sistemi semi chiusi, che potrebbero risentire maggiormente della presenza di rifiuti, ma soprattutto delle microparticelle che da questi si originano.