L’Alitalia piena di cassintegrati assume nonostante la crisi

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di Angelo Perfetti

Low cost dentro e low cost fuori. Per descrivere ciò che sta accadendo in Alitalia e la trattativa in corso con Air France basta riuscire a capire questo meccanismo. Che passa sulla pelle di quelli che rappresentano l’ultima ruota del carro, quella di cui si parla solo in termini meramente numerici: i dipendenti. E’ ormai chiaro che sono a rischio 4500 posti di lavoro e la chiusura dell’handling per i servizi di pista. Ma nel momento in cui tutta la stampa nazionale è concentrata sul Consiglio di Amministrazione e il governo sulla ricerca di possibili partner, il personale sta vivendo momenti drammatici e per certi versi incomprensibili. Se è chiaro infatti come l’eventuale piano di Air France ridurrebbe le forze in campo, meno chiaro è come ci si sia arrivati ad avere un tale numero di esuberi. E ancor meno chiara è la gestione del personale in Cassa integrazione e mobilità. Procediamo con ordine. Nel 2004 il Gruppo Alitalia era composto da due rami d’azienda: AZ Fly che comprendeva tutte le attività di volo e AZ Servizi che comprendeva tutte le attività di terra. Nel settembre 2008 venne dichiarata l’insolvenza e avviata la procedura di fallimento con il trasferimento delle attività alla Compagnia Aerea Italiana, poi ridefinita Alitalia Cai.

La smobilitazione
Fu un bagno di sangue, con circa 8000 dipendenti piazzati in cassa integrazione e poi in mobilità. Istituti che dovrebbero essere utilizzati quando un’azienda in crisi è in fase di ristrutturazione. Ma alla ripresa dell’attività l’azienda dovrebbe, in teoria, riprendere i lavoratori messi “ai margini”. Alitalia Cai non lo ha fatto, se è vero che ancora oggi la rete web è piena di annunci di assunzioni che Alitalia Cai ha fatto fino all’estate 2013, dunque pochi mesi fa.

Le ultime assunzioni
L’azienda ha pubblicato nuove offerte di lavoro dirette ad Addetti di scalo per l’aeroporto di Roma Fiumicino e Addetti customer center per la sede di Roma Magliana. E poi ancora ricerche di personale per Assistenti di volo, ingegneri e persino piloti. Fin troppo facile vedere nell’operazione il vecchio giochetto di gravare sullo Stato “Pantalone” per alleggerire i conti aziendali e infarcire la compagnia di nuovi contratti di lavoro a costi molto più bassi di quelli vecchi. Seguendo il ragionamento, gli esuberi attualmente previsti (e in qualche modo, come abbiamo visto, costruiti ad arte) serviranno per estromettere dal ciclo produttivo i sopravvissuti di Alitalia Linee e presentare ad Air France una società snella sotto il profilo dei costi di personale.

Vecchi e nuovi contratti
Un killeraggio scientifico dei vecchi contratti per fornire all’acquirente una società low cost (in termini economici), come dicevamo all’inizio. Che a sua volta, essendo già in crisi e dovendo sostenere le tratte internazionali con base parigina (e quelle alternative con base Nizza) relegheranno Fiumicino ad un aeroporto dedicato ai low cost (e stavolta parliamo di voli).

Licenza di volo a rischio
Di sicuro al momento c’è solo che la soluzione non è stata ancora individuata e probabilmente si dovrà attendere la giornata di domani per sapere qualcosa di più concreto, in vista anche dell’Assemblea dei soci dell’Alitalia del 14 ottobre, chiamata ad approvare l’aumento di capitale da 100 milioni deliberato il 28 settembre scorso. Il fattore tempo appare però essere decisivo anche alla luce delle dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, il quale ha detto che non può essere il ‘cane a sei zampe’ a tenere in vita la compagnia aerea aumentando il fido per il carburante. Del resto, che la situazione sia seria lo dimostra anche il fatto che è in agenda un incontro tra i rappresentanti del vettore ex di bandiera e l’Enac per verificare la sussistenza dei requisiti della continuità aziendale, senza i quali verrebbe meno anche la licenza di volo.