L’allarme degli 007 nella relazione del Dis al Parlamento. I cyber-attacchi minacciano la nostra Democrazia. Troppe le campagne di spionaggio digitale scoperte

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Non sono le fake news l’unica pesante minaccia per lo Stato proveniente dal web. C’è di più e peggio. Dei veri e propri cyber-attacchi. Tali da mettere in pericolo, secondo i servizi segreti, la tenuta democratica del Paese. Un allarme lanciato nella relazione presentata al Parlamento dal capo del Dis, Gennaro Vecchione (nella foto). Nel nuovo rapporto “sulla politica dell’informazione per la sicurezza” viene infatti precisato che “la minaccia ibrida si è caratterizzata, anche nel 2019, per il prevalente impiego di strumenti cyber per indebolire la tenuta dei sistemi democratici occidentali”.

Una piaga davanti alla quale gli 007 hanno avviato specifici raccordi interistituzionali, “volti a mettere a sistema e potenziare le capacità di risposta del nostro Paese”, e si sono attivati a livello internazionale, “con l’obiettivo di seguire ed orientare in modo favorevole ai nostri interessi gli sviluppi sulla materia”. Il Dis ha individuato numerose trappole presenti nella Rete e ha lavorato al contrasto delle campagne di spionaggio digitale, “gran parte delle quali riconducibili a gruppi strutturati”, ha appurato la compromissione di diverse caselle di posta elettronica, ha visto aumentare gli attacchi informatici ai Ministeri, e ha collaborato all’istituzione del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

ROSSI E NERI. Sul fronte dell’estremismo, i servizi segreti continuano a considerare prioritaria per l’intelligence la minaccia rappresentata dall’anarco-insurrezionalismo, che continuerebbe a ricorrere al sabotaggio, “tradottosi in attacchi incendiari contro cabine dell’alimentazione elettrica situate in alcuni tratti nevralgici della linea ferroviaria nazionale”. A preoccupare gli 007 e molto è però anche la destra radicale. “L’attività degli Organismi informativi in direzione della destra radicale ha necessariamente tenuto conto di uno scenario di fondo che- si legge nella relazione – confermando gli allarmi lanciati nei più qualificati consessi internazionali d’intelligence, ha fatto registrare gravissimi attentati, a partire da quello di Christchurch del 15 marzo, e una molteplicità di episodi di violenza motivati dall’intolleranza religiosa e dall’odio razziale”.

Centrale per l’intelligence resta quindi il terrorismo. A partire da quello di matrice jihadista. Daesh rappresenta ancora un grande pericolo e sul territorio nazionale la minaccia è ritenuta composita, “poiché riferibile a processi di radicalizzazione individuali, attivismo di soggetti attestati su posizioni estremiste, proselitismo, propositi ritorsivi da parte di Daesh e pervasiva propaganda istigatoria”.

L’INCUBO TERRORISMO. Considerando anche l’ambiente carcerario resta “una realtà sensibile sotto il profilo della radicalizzazione islamista”. Tra le minacce per l’Italia sono state poi inquadrate quelle verso l’economia nazionale, spingendo le barbe finte a prestare notevole attenzione alle “manovre di acquisizione di imprese nazionali in vario modo suscettibili di determinare una perdita di know how e di competitività, con riflessi sulle capacità produttive e sulle prospettive occupazionali”. E costante pure il monitoraggio sul settore delle telecomunicazioni, della logistica e dei trasporti, oltre che sul sistema energetico. Sul fronte delle mafie, infine, notevoli le preoccupazioni per l’attivismo mostrato dalla mafia nigeriana, dedita al narcotraffico e allo sfruttamento della prostituzione.