L’allarme della Corte dei Conti della Lombarda contro la riforma Foti: “Così il 70% dei danni erariali sarà pagato dai contribuenti onesti”

La Corte dei Conti della Lombardia boccia la riforma voluta dal ministro Foti: "Armatura per schermare i politici dai controlli"

L’allarme della Corte dei Conti della Lombarda contro la riforma Foti: “Così il 70% dei danni erariali sarà pagato dai contribuenti onesti”

Non poche disposizioni contenute nella cosiddetta “Riforma Foti”, che delega il Governo alla riorganizzazione delle funzioni della Corte dei Conti, sono incoerenti con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne l’efficienza. È l’atto d’accusa lanciato ieri dal Procuratore regionale della Corte dei Conti della Lombardia, Paolo Evangelista, nella relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Pagano gli onesti

Un vero e proprio allarme, quello del capo dei procuratori lombardi, sostenuto anche dal presidente di sezione della Corte dei Conti lombarda, Vito Tenore, per il quale la riforma Foti va a “impattare sul portafoglio di tutti gli italiani, perché non recuperare il 70% dei danni prodotti alle casse pubbliche, significa più tasse e meno servizi”.

Il riferimento è alla previsione della riforma voluta dall’esecutivo Meloni, secondo la quale in caso di colpa grave, il risarcimento non potrà superare il 30% del danno erariale accertato o, in alternativa, le due annualità di stipendio del condannato.

E i conti sono presto fatti: “Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato, in termini di introiti effettivi per gli enti danneggiati, quasi 51 milioni di euro”, ha detto il procuratore Evangelista a proposito della Lombardia, “Dati che difficilmente riusciremo a replicare dopo la riforma Foti”, grazie alla quale “il 70% del danno resterà accollato a noi contribuenti”.

“Non uno scudo, ma un’armatura per i politici”

E, altrettanto tranchant è il presidente Tenore nel definire una “categoria onirica, ovvero inesistente” la cosiddetta “paura della firma”, che per il governo è alla base della riforma. La realtà la spiega ancora Evangelista: “La Foti non è uno scudo, ma una vera e propria corazza per politici. Ora, se sottoscrivono atti di loro competenza, ma proposti e sottoscritti da funzionari pubblici, si presume la loro buona fede, salvo prova contraria: concretamente la responsabilità si sposta dal politico al funzionario, che essendo sovraesposto, tenderà a chiedere sempre più visti e pareri” alla Corte dei Conti. Pareri che andranno rilasciati entro 30 giorni, pena lo scattare del silenzio-assenso. Risultato: “si stimola la burocrazia difensiva che sulla carta si puntava a contrastare”.

L’effetto, per i magistrati, è quello di allentare i controlli e rendere blandissime le sanzioni. Ma è l’intero impianto a esser stato concepito per bloccare l’attività ispettiva dei magistrati

La gerarchizzazione selvaggia che ingolfa (e controlla) le indagini della Corte

Tra i punti più critici viene indicata, per esempio, la previsione di una “gerarchizzazione” delle Procure regionali, ritenuta in potenziale contrasto con i principi di imparzialità e indipendenza del pubblico ministero contabile sanciti dagli articoli 101, 107 e 108 della Costituzione. La delega introduce infatti la possibilità per il Procuratore generale (che sta a Roma) di avocare a sé tutte le istruttorie nei casi di mancato adeguamento alle indicazioni emanate in sede di coordinamento (“espressione assai ampia e non definita”, secondo il procuratore) e prevede, inoltre, la co-firma obbligatoria dello stesso Procuratore generale – a pena di nullità – per gli atti relativi a istruttorie considerate di particolare rilevanza, complessità o novità.

A rischio l’equilibrio delle parti nei processi

E ancora. Una norma, per ora congelata, spiega Tenore, “prevede l’obbligo di assicurazione per chi gestisce denaro pubblico (anche se non è ancora chiaro a chi si rivolge, se a consulenti, dirigenti, amministratori ecc…)”. Tuttavia, la stessa norma prevede che “l’assicurazione sia parte nell’eventuale processo, che così vedrà battagliare davanti al giudice l’accusa, l’avvocato della difesa e l’avvocato dell’assicurazione, mettendo a rischio l’equilibrio delle parti e complicando e prolungando ogni singolo processo”.

“Sono decisamente prevalenti le critiche a questa normativa”, conclude Tenore, “che ovviamente come magistrati rispetteremo e applicheremo, però le criticità che abbiamo evidenziato in occasione di tutte le inaugurazioni degli anni giudiziari sul territorio, oltre che a livello nazionale, evidenziano ricadute sul piano organizzativo, ma soprattutto sul piano della tutela del bilancio e dunque dei cittadini che pagano le tasse, di cui non si può non parlare”.