Lamorgese contrattacca. I decreti del Capitano seminavano insicurezza. La ministra chiarisce il caso Aoussaoui. Era giunto in Italia autonomamente

di Clemente Pistilli
Politica

A creare vera insicurezza in Italia sono stati i decreti denominati sicurezza da Matteo Salvini e da lui utilizzati come una clava quando era al vertice del Viminale. Le speculazioni sull’attentato in Francia sono inqualificabili e non si puà accettare l’utilizzo dei morti di Nizza per cercare di cestinare la revisione dei decreti compiuta dai giallorossi. A fare chiarezza, se mai fosse servito, sull’ultimo attacco portato dal terrorismo islamico al cuore d’Europa è stata ieri la ministra dell’interno Luciana Lamorgese, che anche in questo caso ha dimostrato la differenza tra chi segue i dossier e chi invece segue i like su Facebook e i trend su Twitter.

IL PUNTO. Il 21enne tunisino Brahim Aoussaoui è sbarcato a Lampedusa lo scorso 20 settembre, è stato messo in quarantena sulla nave Rhapsody a Bari e poi è scomparso fino al 29 ottobre, quando a Nizza ha ucciso 3 persone nella chiesa di Notre-Dame. Allontanato dalle autorità italiane, come previsto dalle norme, ha fatto perdere le sue tracce, è emerso adesso aver trascorso quindici giorni in Sicilia, da un parente a Palermo, senza tra l’altro dare segni di radicalizzazione, per poi recarsi clandestinamente in Francia. Il ministro Lamorgese, bersaglio di critiche pesanti dalle destre, ha specificato che sull’accaduto non c’è responsabilità delle autorità italiane.

“Si parla delle nostre modifiche al decreto sicurezza ma quei decreti anziché creare sicurezza hanno creato insicurezza perché 20mila persone sono dovute uscire dall’accoglienza da un giorno all’altro”, ha evidenziato la titolare del Viminale ribadendo quella che, seppur triste per Salvini, è un’amara realtà. La ministra ha quindi invitato tutti ad abbandonare le polemiche ed ad essere vicini alla Francia e all’Europa, “perché questo è un attacco all’Europa: Lampedusa infatti è la porta d’Europa”. Lamorgese ha quindi ricordato che il terrorista tunisino “non era stato segnalato dalla Tunisia né risultava segnalato dall’intelligence”, che è entrato a Lampedusa tramite uno sbarco autonomo il 20 settembre ed è stato destinatario il 9 ottobre di un decreto respingimento con ordine del questore di abbandonare il territorio.

Sui novemila sbarchi autonomi nell’anno in cui era ministro Salvini, sempre la Lamorgese ha poi chiarito che negli ultimi mesi c’è stata la profonda crisi economia che ha investito la Tunisia, rendendo tutto più complicato, senza contare gli effetti dell’emergenza coronavirus, “che hanno fatto cadere tutte le possibilità di mantenimento sociale di quel territorio”. Le modifiche ai decreti sicurezza? “Abbiamo cercato di tenere presente l’esigenza di sicurezza del Paese, non disperdendo tutti nel territorio nazionale”.

L’INCHIESTA. La Procura di Bari ha aperto un’indagine per associazione terroristica sull’attentatore di Nizza e, per fare definitiva luce sulla vicenda, il procuratore facente funzione Roberto Rossi ha anche aperto un fascicolo conoscitivo modello 45, dunque senza indagati né ipotesi di reato, sulla procedura amministrativa relativa al provvedimento di respingimento adottato nei suoi confronti. Un’inchiesta aperta per verificare eventuali spostamenti e contatti del 21enne tunisino.