L’antimafia fa strage delle larghe intese

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di Lapo Mazzei

Ecco, se qualcuno andava cercando la prova che il vento della rottamazione messo in moto da Renzi è già  finito da tempo nel vaso delle buone intenzioni, rivelandosi un pannicello caldo e non un monsone,  non deve far altro che seguire Rosi Bindi, neo presidente della Commissione Antimafia. Ovviamente seguire in senso figurato. “Non riesco davvero a comprendere l’atteggiamento del Pdl. Non me lo spiego”, afferma l’esponente del Pd, “ora parlerò con ognuno dei 12 membri del Pdl della commissione per chiarire e cercare di ricucire lo strappo. La commissione c’è, è operativa e deve partire”. Alla faccia degli accordi presi, delle larghe intese, delle evidenti difficoltà create al governo, delle dichiarazioni di facciata delle scorse settimane, del passo indietro. Quando c’è in ballo una poltrona tutto finisce in secondo piano.

La lotta tra Pd e Pdl
Perché se è vero che la  Bindi è stata fortemente voluta da Guglielmo Epifani è altrettanto vero che  i berlusconiani non ne volevano sapere dell’ex ministro della Salute, puntando su un loro uomo. E siccome il braccio di ferro non trovava un vincitore era anche emersa una soluzione di sintesi: l’esponente di Scelta civica Lorenzo Dellai. Che però è stato  impallinato da un collega, Andrea Vecchio: “Qui ci vuole competenza, Dellai non lo voto”. Stessa impasse si era verificata fra i 5 Stelle, tanto che il siciliano Giarrusso non aveva gradito la nomina del collega Gaetti. I renziani, poi, avevano proposto di convergere sulla pidiellina  Rosanna Scopelliti. Bruciata lei e bruciata pure Pina Picierno, nome sul quale aveva lavorato il collega di partito e ministro per i Rapporti con il parlamento Dario Franceschini. Niente, tutti giù dalla torre. E così, alla fine, è riemersa la Bindi che ha portato a casa la poltrona tanto agognata, anche a costo di mettere in difficoltà l’esecutivo guidato da Enrico Letta che ora dovrà disinnescare un’altra mina. E mentre la polemica infuria sullo smartphone della presidente della Commissione arrivano i messaggi di complimenti per la sua elezione. “E me ne sono arrivati anche da tanti deputati del Pdl…”, dice la Bindi.  “Che l’Antimafia dovesse andare al Pd, mi pare fosse pacifico. Non abbiamo l’Interno, non abbiamo la Giustizia, al Copasir c’è un leghista”, afferma  l’esponente del Pd particolarmente affezionata al manuale Cencelli, “quindi non mi spiego questa reazione del Pdl. Quanto al mio nome, si sapeva sin dall’inizio della legislatura”. Beh, si sapeva anche del passo indietro, del rispetto degli accordi, dell’etica politica, se non addirittura del “vorrei ma non posso”. Perché questa polemica allora? Che sia tutta colpa del viscerale antiberlusconismo della Bindi? “Non credo ci sia un problema nei miei confronti.

Il mancato passo indietro
Alla riunione del Pd sull’Antimafia, ho detto che se c’era un nome che aveva più chances di unire e se mi avessero chiesto di fare un passo indietro, io lo avrei fatto. Ma nessuno me lo ha chiesto o mi ha detto che c’era un problema sul mio nome”. Tanto che Bindi ricorda a tutti di  aver già presieduto un incarico istituzionale, ovvero la vicepresidenza della Camera, senza che nessuno la potesse accusare di non essere al di sopra delle parti: “Ho avuto, a volte, più problemi con il mio partito che con gli altri. E poi, antiberlusconiana io… Veramente sono stata l’unica del Pd a suggerire a Berlusconi di dimettersi in modo che il capo dello Stato potesse eventualmente analizzare meglio una richiesta di clemenza”. Sarà anche vero. Resta il fatto che la sua nomina non facilita affatto il lavoro di Letta e rischia di creare non pochi problemi al partito in chiave congressuale. Nel frattempo il Pdl è pronto a caricare a testa bassa.

La rabbia del centrodestra
“L’atto di forza compiuto oggi dal Pd in Commissione Antimafia si può sanare soltanto con le dimissioni dell’onorevole Bindi”, afferma il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani, “un organismo così importante e delicato non può avere un presidente eletto a colpi di maggioranza e ignorando l’alleanza che sostiene il governo. E noi, come avevamo già preannunciato, non prenderemo parte ai lavori fino a quando il Pd non farà di tutto perché a questa situazione si ponga rimedio”. Non meno dura la replica della Bindi. “Non posso non rispettare le 25 persone che mi hanno votato”, dice la deputata democrat. “So che devo essere la presidente di tutti, ma non lo posso fare se non mi riconoscono come tale”, ha aggiunto rispondendo ai cronisti alla Camera.  Il presidente Grasso ha liquidato la questione con un: “Fateli lavorare”- E la Binci “Se ci sono stati patti tra Pd e Pdl sulla presidenza della commissione Antimafia non ne ero a conoscenza”. E già, se c’ero dormivo e se non c’ero meglio così. Fatto lo voto….

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