Comi avverte: Governo a rischio sulle riforme

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di Vittorio Pezzuto

Matteo Renzi fa professione di ottimismo sulle riforme e assicura tutti sulla tenuta dell’accordo con Forza Italia. «Che l’ottimismo sia il profumo della vita, come recitava una pubblicità, può anche esser vero in un momento di profonda crisi economica» osserva la deputata europea di Forza Italia Lara Comi. «Però da un governo è lecito attendersi innanzitutto concretezza ed efficienza. Per non rivelarsi una presa in giro degli italiani, gli annunci devono essere finalmente fatti seguite da risultati. Concreti, tangibili e rapidi. Rapidissimi. Almeno paragonabili alla velocità con la quale il segretario del Pd ha deciso di sostituirsi a Enrico Letta».
Non sarà che il premier vi sta fregando? Si prende il merito delle riforme costituzionali e vi obbliga ad aspettare a oltranza la calendarizzazione dell’Italicum…
«L’accordo di gennaio era ben diverso, prevedendo innanzitutto l’approvazione della riforma elettorale e solo in seguito il varo della modifica del Senato e del titolo V della Costituzione. Anche perché non vorremmo che Renzi, in caso di crisi di governo, avesse la scusa pronta per non ridare il voto agli italiani. Non dimentichi che al Senato la maggioranza ha un margine di appena 6 voti. Per questo gli consiglio di chiedere un nuovo incontro a Berlusconi: chiarimenti urgenti s’impongono».
Il Rottamatore non è stato eletto ma è pronto a giocarsi il tutto per tutto sulle riforme. Perché Berlusconi, che invece dietro di sé aveva milioni di voti, non ha mai dimostrato la stessa determinazione?
«Perché è stato via via imbrigliato dai suoi stessi alleati e perché ha sempre dovuto subire l’ostracismo dei media e l’avversione dei sindacati. Renzi ha usato toni durissimi contro la Cgil e la Camusso non gli ha organizzato contro nemmeno un girotondo. Vi immaginate cosa sarebbe successo se quelle parole le avesse pronunciate il leader di un governo di centrodestra?»
Alle Europee il Pd esibirà i successi del governo mentre Grillo, la Lega e Fratelli d’Italia faranno una campagna giocata tutta contro l’euro. E Forza Italia?
«In realtà tutti i partiti sono contrari a questo modello di Europa e concordano sull’esigenza di cambiare l’euro. Solo che noi e il Pd proponiamo di modificare la struttura della Banca centrale europea, affinché possa battere moneta e diventi prestatore di ultima istanza, ponendosi così allo stesso livello della Federal Reserve statunitense. Un’eventuale uscita dell’Italia tout court dall’euro comporterebbe invece il deprezzamento del 40% dei nostri prodotti, il 20% di riduzione del Pil, un aumento forte del debito pubblico e una riduzione del valore dei risparmi di un 20-30%. E ci troveremmo in mano una moneta debolissima che ci impedirebbe di acquistare a un prezzo di favore le materie prime: un dramma per un Paese manifatturiero come il nostro».
E se alla fine diventaste la terza forza politica italiana?
«Lo escludo. Anche perché di grillini radicati sul territorio ne vedo davvero pochi. Certo, il voto d’opinione a Grillo conterà molto ma l’elezione di loro deputati con una manciata di preferenze costituirebbe un evidente fallimento per l’intero Movimento».
Da deputata uscente cosa si aspetta nei prossimi mesi?
«Mi auguro che durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione si riesca a portare finalmente a casa l’obbligatorietà dell’indicazione di origine per i prodotti extra Ue: una misura fondamentale per le nostre imprese, attesa da decenni. E poi occorre garantire un pieno utilizzo dei fondi europei destinati all’Italia. Dal 2002 al 2013 abbiamo perso 60 miliardi di euro: perché non li abbiamo chiesti o perché li abbiamo chiesti ma poi non siamo riusciti a spenderli. Per colpa dello Stato e delle Regioni, certo, ma anche perché le stesse imprese raramente conoscono queste opportunità di crescita. E credo che sia dovere preciso di un deputato europeo aiutarle a colmare questo gap di conoscenza».