Lara Comi: in Europa hanno capito che il premier è Napolitano

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di Vittorio Pezzuto

«Vista da Bruxelles, l’Italia sta diventando a tutti gli effetti una Repubblica presidenziale» osserva Lara Comi, deputata europea di Forza Italia. «Non c’è dubbio che il vero presidente del Consiglio sia Napolitano e non Letta. Mi auguro almeno che in un prossimo futuro siano i cittadini a eleggere direttamente il capo dello Stato. Nel frattempo osservo come il Colle stia svolgendo un’azione di supplenza dei partiti, favorita anche da una legge elettorale che non assicura una chiara maggioranza».
Condivide le recenti critiche rivolteci dal commissario Rehn?
«Risposta secca: ni. Perché se da un lato è vero che non abbiamo mai una stabilità di governo e quindi non riusciamo a varare riforme incisive, dall’altro mi chiedo perché ogni tre per due Rehn senta l’esigenza di sparare giudizi sull’Italia. Abbiamo le nostre colpe, è vero, ma da parte sua si avverte una netta propensione alla critica per partito preso. Ogni volta evoca il nostro Paese come la classica pecora nera ma si dimentica che altri si trovano in difficoltà maggiori delle nostre».
Altrove però hanno aggredito la crisi economica con riforme incisive, strutturali.
«Ha ragione. Da un esecutivo sostenuto da una maggioranza così larga mi sarei aspettato maggiore coraggio. Anche perché per la gente non sembra cambiare molto: la pressione fiscale si mantiene altissima e l’incertezza sulle diverse misure (pensiamo al balletto sull’Imu) semina incertezza e non aiuta certo una ripresa dei consumi. Questa Legge di stabilità lascia peraltro perplessa la stessa Unione europea, che ancora non capisce quali siano le sue coperture reali. In effetti la prospettata vendita del patrimonio immobiliare non può essere considerata un’entrata certa per le casse dello Stato…».
Come ha vissuto lo strappo con Alfano i suoi?
«Vi sono state scelte personali, nate anche da litigi, che non mi permetto di giudicare. Quanto a quelle politiche, ho incontrato Angelino proprio oggi e nei suoi confronti non nutro alcun rancore. Non condivido però nulla della decisione di restare al governo: sarebbe molto meglio andare subito al voto che non ridursi a tirare a campare».
Il Pd vi accusa di aver inscenato una falsa scissione con l’obiettivo di raccogliere consensi stando sia al governo sia all’opposizione.
«Purtroppo si tratta di una vera spaccatura, che fino all’ultimo ho sperato si potesse evitare. Nel mio piccolo, consiglierei al centrosinistra di concentrarsi sui numerosi problemi che ha in casa propria.»
Il proporzionale vigente alle Europee favorirà fatalmente la differenziazione dal Nuovo centrodestra.
«Ben venga il confronto su idee e progetti, sempre nell’ambito della stessa famiglia politica. E mi auguro che alla fine si tratterà solo di sfumature. E poi son convinta che le europee serviranno molto a comprendere le nuove geografie del centrodestra. L’Italia non può più permettersi decine di partiti e partiti e lo sbarramento del 4 per cento farà riflettere tante persone…».