Larghe intese finite. Forza Italia pensa al voto e va all’opposizione

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Peggio delle tasse, c’è solo l’inganno e la presa in giro sulle tasse. Il Governo non solo reintroduce nella legge di stabilità la tassazione della prima casa, ma fa di peggio: tenta, con cortine fumogene, di negare l’evidenza del ritorno dell’Imu sotto falso nome’’. Nelle parole di Capezzone, portavoce di Forza Italia, c’è la linea politica che ha portato il partito di Berlusconi a mettersi ufficialmente all’opposizione. In verità la cosa non arriva inaspettata, e ormai da giorni i falchi, avendo vinto la partita interna al Pdl, spingono per attuare la strategia iniziale: al voto subito. In questo senso l’aiuto dei grillini, ancorché “innaturale”, potrebbe essere decisivo per riuscire nell’intento. Ma per farlo bisogna essere opposizione, e così è. Per di più il tema delle tasse, che il Nuovo centrodestra ha cavalcato proponendosi ancora come “sentinelle delle tasse”, è naufragato nell’isterico cambio di nomi (Tares, Tari, Tasi, Tuc, Iuc) per poi lasciare invariato, se non addirittura incrementato, il prelievo fiscale a carico di famiglie e imprese. E non a caso l’ironia degli azzurri – ormai ai ferri corti con Ncd – li ha trasformati in “sentinelle delle poltrone”

Le critiche alla manovra
‘’Una Legge di stabilità che fa male all’Italia – ha detto Brunetta -. Dopo urla e strepiti in Commissione Bilancio al Senato, contro ogni regolamento, contro ogni prassi parlamentare, il maxiemendamento del governo è approdato in Aula. Ed è lo sfascio totale.’’. Secondo il presidente dei deputati di Forza Italia, ‘’sulla casa arriva una patrimoniale da 10 miliardi (in più rispetto al 2012) per 25,8 milioni di contribuenti. Sulle pensioni si toglie forzatamente a chi ha lavorato tutta una vita per introdurre il ‘’reddito minimo garantito’, cioè per dare un sussidio agli sfaccendati, ai fannulloni, a chi non ha mai lavorato né ha intenzione di farlo. Nessun intervento per lo sviluppo e per la modernizzazione del paese: no alla valorizzazione e privatizzazione degli stabilimenti balneari, no ai complessi sportivi multifunzionali. Nulla sull’innalzamento del limite per la circolazione del contante. Nulla per ridurre in maniera significativa il cuneo fiscale. Nulla per favorire l’occupazione. Una Legge di stabilità – ha concluso – tutta sbagliata, senza senso. Senza capo ne’ coda. Una Legge di stabilità contro l’Italia, contro le famiglie italiane, contro le imprese, contro i lavoratori. Contro l’Europa’’.

Lo strappo
L’ufficializzazione dello strappo è arrivata con una conferenza stampa di Brunetta e Romani. Gli azzurri, dicendo addio alla maggioranza, ritengono che l’attuale esecutivo non sia “più un governo di larghe intese – hanno affermato Renato Brunetta e Paolo Romani in conferenza stampa – ma un governo di centrosinistra. Letta ne dovrebbe prendere atto e salire al Colle”. Insomma, per i due capigruppo forzisti “sta alla coscienza istituzionale di Napolitano e Letta il da farsi dopo la nostra uscita dalla maggioranza di governo”. Ma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ribadisce: “Già nei giorni scorsi abbiamo anticipato che il voto di fiducia sulla legge di stabilità sarebbe stato il luogo proprio per verificare l’esistenza del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Non mi pare ci sia modo più corretto e trasparente di questo”. Il premier Enrico Letta preferisce non entrare nel merito della situazione. E sulla scelta compiuta da Berlusconi e dal suo partito cala il gelo dell’ex delfino, Angelino Alfano: “La legge di stabilità è una scusa che non regge di fronte alle difficoltà del paese”.

Le incognite sulle dimissioni
Dopo l’uscita dalla maggioranza, resta ancora da definire la posizione degli esponenti di Forza Italia al governo. Allo stato, nessuno avrebbe formalizzato le proprie dimissioni. Mentre nessun ministro fa capo a Silvio Berlusconi (la delegazione e’ passata al completo con Angelino Alfano), resterebbero in gioco le posizioni di sottogoverno. Tra gli azzurri, sono annoverati Jole Santelli (sottosegretario al Lavoro), Gianfranco Micciche’ (sottosegretario alla Pubblica amministrazione), Rocco Girlanda (sottosegretario ai Trasporti) e Bruno Archi (viceministro agli Affari esteri).

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La Giustizia che fa paura alla Lega

Chi avesse ancora dubbi su uno dei motivi per cui il Governo Conte è stato fermato proprio il giorno prima che l’allora ministro Bonafede facesse il punto sulla riforma della Giustizia, senta bene le parole dette ieri da Salvini: “Questo Parlamento con Pd e 5

Continua »
TV E MEDIA