Larghe intese ma solo a parole. Divisi pure sulla legge elettorale

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di Angelo Perfetti

Le larghe intese si sono sciolte al sole di agosto, le dichiarazioni all’insegna del “volemose bene” di wojtiliana memoria sono inevitabilmente naufragate: troppo distanti le posizioni di centrodestra e centrosinistra, troppo critica la questione giustizia, troppo ingombrante il caso del salvacondotto al Cavaliere. Tutte cose che si sapevano dall’inizio, ma che in nome della stabilità economica dell’Italia e dello spread ritrovato (guai però a ricordare che la disoccupazione è aumentata, le imprese chiudono, le tasse aumentano) sono state sacrificate sull’altare del governo bipartisan. Che però non è riuscito a fare ancora nulla di ciò che aveva promesso; nessuna riforma strutturale, niente annullamento del programma sugli F-35, i nostri marò sono ancora in India, le imprese boccheggiano, gli sprechi della casta sono ancora tutti lì e, ultimo ma non ultimo, il salvacondotto per il leader del Pdl non è uscito dallo scettro di Re Giorgio. Insomma, nulla su cui poter far attecchire un governo che oltre che di larghe intese possa sperare anche in un medio futuro. L’unica nota positiva è rappresentata dallo spread, ma dato che non è giustificata da alcuna crescita in sede economica nazionale, viene il sospetto che la grande coalizione (quella sì) economica passante per Bilderberg e Aspen via Berlino, abbia deciso di dare a Letta e all’Europa il segnale di gradimento su ciò che finora è stato fatto. Ma è un gradimento tutto finanziario, scollato dalla vita reale. E soprattutto lontano anni luce dalle dinamiche interne al nostro sistema politico. Inevitabile dunque che l’argomento principale diventi il sistema elettorale, non fosse altro perché nonostante il Colle abbia messo un robusto muro di cinta intorno alle urne, l’ipotesi di confrontarsi a breve con gli elettori si fa sempre più vicina, sia che la si consideri un errore sia che la si auspichi.

Il dibattito nel centrodestra
Eppure anche su questo la strada è ancora lunga. Non solo Pd e Pdl hanno posizioni diametralmente opposte e cristallizzate (il Pd per il ritorno al Mattarellum, il Pdl per una modifica del Porcellum), ma entrambi gli schieramenti hanno al proprio interno motivi di frizione. E così nel centrodestra troviamo la Meloni che dice “sì all’immediata modifica della legge elettorale, no al ritorno al Mattarellum che non garantisce governabilità e stabilità”. La proposta di Fratelli d’Italia, che la Meloni definisce “una clausola di salvaguardia”, prevede il premio di maggioranza al Senato su base nazionale, abolizione delle liste bloccate con introduzione del voto di preferenza, una soglia minima sul premio di maggioranza. Ma il senatore Pdl Donato Bruno, intervistato da Radio Radicale, pur concordando sull’inutilità del Mattarellum (“Berlusconi vinse le elezioni del ’94 col Mattarellum – ha detto – e tuttavia ebbe 4 voti in meno al Senato. Poi ci fu un soccorso, ma la sua maggioranza durò solo qualche mese”) trova impraticabile la strada indicata dalla Meloni: “è la Costituzione che dice che l’assegnazione dei seggi al Senato va fatta su base regionale. Nessuna legge ordinaria può cambiare questo, per farlo ci vorrebbe una riforma costituzionale, ma per farla serve almeno un anno”.

I dissidi nel centrosinistra
A sinistra le cose non vanno meglio. Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti ha sparato alzo zero contro la sua collega di partito in Senato Anna Finocchiaro: Il Pd dica con chiarezza se vuole cancellare il Porcellum o se vuole assecondarne un semplice restyling”. Secondo Giachetti la Finocchiaro è responsabile di aver “scippato alla Camera l’avvio della discussione della riforma elettorale con una furbata di sapore vecchio consociativo facendone un finto incardinamento al Senato prima della pausa estiva”. La partita della riforma elettorale, scrive il vice presidente della Camera, fa capire “quanto ancora molto ci sia da rottamare, soprattutto in termini di metodo, nell’attuale politica. La decisione – avverte Giachetti criticando senza mezzi termini Anna Finochiaro – non può essere frutto di scelte ambigue, confuse e, non di rado, autolesioniste. A favore dell’abolizione del Porcellum ci sono tutti i partiti, tranne il Pdl e Fratelli d’Italia. Anche Calderoli ha presentato una proposta a favore del Mattarellum al Senato. Se devo guardare alla libertà del Parlamento in modo libero con una maggioranza ampia, mi pare ci sia più sul Mattarellum che sulle correzioni al Porcellum”. Scontro aperto nel partito democratico, dunque, e riappare anche l’ombra di Renzi, notoriamente vicino a Giachetti.
Che la sortita di Giachetti non sia isolata ma rappresenti un’ala dentro al partito lo chiarisce la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, prima firmataria al Senato del disegno di legge per l`abrogazione del Porcellum ed il ritorno al Mattarellum: “Il Porcellum va abrogato, non semplicemente modificato, magari con una riforma che mantenga il sistema proporzionale che lo caratterizza. Il Pd non può permettersi vaghezze né con i propri elettori né con le altre forze politiche con cui intavolare la trattativa per una riforma elettorale non più rinviabile”. Ci sarebbe anche da sottolineare come quel “solo il Pdl” detto da Giachetti non consideri che dentro al Pdl c’è mezzo Paese. Ma questa è un’altra storia.

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