L’arroganza

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di Gaetano Pedullà

L’arroganza del potere non ha limiti. Anche in questa Italia – apparentemente così indignata e schifata dai Palazzi – politica, lobby e grandi centri di interessi continuano a fare come se niente fosse. Ogni tanto cade una testa, è vero, ma per un boiardo messo a dieta come l’ex presidente dell’Inps Mastrapasqua (arrivato a 141 poltrone tra pubblico e privato) altre cento facce toste si fanno avanti. Così, nel Paese dove tutto è possibile, pochi noti – i soliti – continuano a fare incetta di nomine, arrivando a ricoprire contemporaneamente decine di incarichi, anche in palese conflitto d’interesse. Una presidenza qua, un Cda là, spesso bisogna adattarsi ad andare in città distanti, dunque sapendo dal primo momento che tante cose si potranno fare poco e male. Un giornale come La Notizia denuncia da tempo questa vergogna. Lo avevamo fatto con Mastrapasqua ben prima che la grande stampa improvvisamente si svegliasse. E continuiamo a farlo ancora. Ma persino in casi clamorosi, i potenti di turno se ne fregano e si guardano bene dal giustificarsi (o dal fare una scelta). Tempo fa ci querelavano. Adesso che hanno capito che di fronte alla verità possono solo perdere, stanno zitti (malgrado dispongano di uffici stampa che non si capisce a che servano). Nei giorni scorsi c’eravamo occupati del signor Fuortes, sovrintendente al Teatro dell’Opera di Roma, fino a poco fa commissario al Teatro Petruzzelli di Bari, Ad dell’Auditorium e nel Cda della Fondazione Cinema per Roma, persino azionista di una società privata che fa affari con gli stessi enti pubblici che lo nominano. Risposte: nessuna. All’Opera cantano. Ma il potere arrogante sta in silenzio.