L’asse tra Russia e Iran si rafforza. Putin toglie l’embargo sulle forniture di missili antiaerei. E punta a solidificare i legami economici con Teheran

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Si fa sempre più forte l’asse tra Russia e Iran. Vladimir Putin ha firmato un decreto con cui Mosca toglie il blocco alle forniture di sistemi missilistici antiaerei S-300 all’Iran, spingendo verso la strada della definitiva eliminazione delle sanzioni nei confronti di Teheran. Un contratto da 800 milioni di dollari per la fornitura di diverse batterie di s-300 era stato firmato tra Teheran e Mosca nel 2007, annullato poi dal Cremlino in seguito all`introduzione delle sanzioni contro il paese mediorientale. La decisione del presidente russo mostra la determinazione del Cremlino di rafforzare i legami economici con Teheran. Un ufficiale del governo ha anche dichiarato che la Russia ha iniziato a fornire grano, equipaggiamenti e materiali da costruzione all’Iran in cambio di greggio, sulla base di un accordo di scambio. I due governi hanno diffuso dichiarazioni contrastanti in proposito, ma secondo quella del vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov l’accordo viene già applicato. “In cambio di forniture di greggio iraniano, stiamo consegnando determinati prodotti. Questo non è vietato o limitato, secondo le attuali sanzioni”, ha dichiarato.

I PROSSIMI PASSI
Intanto c’è stata una telefonata tra il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, e il segretario di Stato Usa John Kerry, durante la quale “sono stati discussi alcuni aspetti degli ulteriori passi da parte della comunità internazionale nei rapporti con l’Iran alla luce del progresso raggiunto nei colloqui” sul nucleare iraniano, ha riferito il ministero degli esteri russo. Lavrov ha sottolineato che la fornitura di batterie anti-aeree all’Iran non pone minacce a Israele. Come ha ribadito il capo della diplomazia russa, l’accordo quadro firmato a Losanna elimina la necessità di tenere in vigore la misura restrittiva.

LA CRITICA DI ISRAELE
La decisione di Mosca, però, preoccupa Israele: “è il risultato diretto della legittimità attribuita all’Iran con l’accordo in corso di preparazione, ed è la prova che la crescita economica che seguirà alla revoca delle sanzioni sarà utilizzata dall’Iran per armarsi e non per garantire il benessere del popolo iraniano”, ha affermato il ministro israeliano con delega per i Servizi segreti Youval Steinitz in un comunicato. Anche il Pentagono ha criticato la decisione della Russia di revocare il divieto di vendere il sofisticato sistema missilistico S-300 all’Iran. “La nostra opposizione a queste vendite è datata e pubblica. Crediamo che non sia di aiuto”, ha ricordato il colonnello Steve Warren. “Stiamo sollevando le nostre preoccupazioni attraverso i canali diplomatici appropriati”, ha aggiunto il portavoce. L’ufficiale ha spiegato che non è ancora chiaro se la decisione di Putin viola gli accordi internazionali sulle sanzioni a Teheran. Quel che è certo è che i provvedimento di Putin segue i passi avanti fatti nel campo della cooperazione bilaterale tra Mosca e Teheran, a partire dall’intesa firmata il 20 gennaio scorso tra Sergej Shoigu e Hossein Dehghan, ministri della Difesa dei due Paesi e s’inserisce nel solco tracciato con l’accordo di Losanna sul nucleare iraniano, considerato da più parti il prodromo ad una definitiva cancellazione delle sanzioni nei confronti di Teheran. A partire proprio dalla Russia che, secondo le dichiarazioni del viceministro degli Esteri Sergej Ryabkov, ritiene inammissibile l’eventualità di introdurre nuove sanzioni nei confronti della Repubblica Islamica, a meno di una dichiarazione esplicita da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.