L’attestato di rischio digitale arriva anche in Italia, in ritardo rispetto agli altri Paesi UE. Così si combattono le frodi, ma non senza conseguenze

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L’attestato di rischio digitale ha fatto il suo esordio in Italia lo scorso 1° luglio, avviando quel processo di dematerializzazione che proseguirà con l’introduzione del tagliando elettronico che, dal 18 ottobre prossimo, sostituirà quello cartaceo. Semplificazione, lotta all’evasione e abbattimento dei costi sono i principali obiettivi perseguiti dal Governo attraverso il nuovo corso elettronico in ambito Rca. Le polizze italiane, però, restano tra le più care d’Europa e i guidatori nostrani si dimostrano poco avvezzi ad approfittare delle opportunità del lbero mercato. Troppo pochi cittadini pongono le varie proposte per l’assicurazione auto a confronto tramite supermoney.eu o altri portali del settore alla ricerca di polizze più convenienti, nonostante cambiare compagnia, fa sapere IVASS, consenta di ridurre la spesa fino al 22%.

Attestato di rischio digitale: cosa cambia davvero?

Il processo di dematerializzazione delle pratiche in ambito assicurativo è stato inaugurato con il pacchetto liberalizzazioni varato dal Governo Monti. Da una ventina di giorni è stato introdotto l’attestato di rischio digitale, seguirà il tagliando elettronico. Il tutto in attesa di conoscere il destino del Ddl Concorrenza, che dispone l’introduzione della scatola nera sui veicoli per monitorare e ricostruire la dinamica dei sinistri e l’obbligo di rivolgersi alle sole carrozzerie convenzionate in seguito all’incidente.

Il clima di riforme e innovazioni che orbita intorno al comparto Rc auto si orienta principalmente in direzione di una persecuzione incisiva ed efficace dei truffatori che frodano le assicurazioni auto e che circolano per le strade sprovvisti di una copertura assicurativa. Il tutto, però, avrà delle conseguenze discutibili anche sui guidatori onesti, che saranno chiamati a fare fronte a difficoltà inedite che l’attestato di rischio digitale porterà in dote.

Quali difficoltà per i guidatori?

In sostanza, da adesso in poi gli automobilisti non vedranno più recapitarsi l’attestato di rischio presso la propria abitazione ma potranno consultarlo collegandosi in rete e accedendo alla propria area personale sul sito della compagnia o, ancora, tramite e-mail o l’apposita app. il problema qui sta nella possibilità di consultare e correggere eventuali errori.

L’impossibilità di attingere direttamente ai propri dati, in uno stato che a livello digitale palesa da sempre carenze strutturali e culturali, non sembra essere un fattore di poco conto. Ma se anche gli italiani riuscissero a dimostrarsi più zelanti del previsto, il problema rimane: l’attestato di rischio digitale, esattamente come il suo predecessore, riporterà la classe di merito, la franchigia, lo storico dell’ultimo quinquennio dell’intestatario.

Anche nell’eventualità in cui l’intestatario dovesse ravvisare degli errori commessi dalla compagnia, non sarà prevista alcuna sanzione nei confronti della società. Se, invece, il pigro guidatore non dovesse neanche prendersi la briga di andare a consultare i propri dati su internet, allora pagherebbe più del dovuto senza neanche avvedersene. Anche se in quel caso, diciamocelo, un po’ se la sarebbe andata a cercare.