L’Austerità in Europa non è finita

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di Gaetano Pedullà

La nuova Commissione europea volterà pagina sull’austerità. Matteo Renzi sembra non avere dubbi e in effetti ieri il nuovo presidente del governo Ue, il lussemburghese Jean Claude Juncker, è partito con il piede giusto, anticipando a prima di Natale il suo piano da 300 miliardi di investimenti per la crescita. Tutto bene dunque? Purtroppo no. Juncker, che è stato il ministro europeo delle finanze nella disastrosa gestione Barroso, è un falco fortemente voluto dalla Merkel. E ieri, presentando la nuova Commissione all’Europarlamento l’ha ribadito con parole che Renzi non può far finta di non aver sentito. La politica di rigore, il rispetto dei trattati, i vincoli di bilancio resteranno tutti come prima. Sulla nuova Europa, così com’è stato sulla vecchia, sarebbe meglio perciò non farci troppe illusioni. Tant’è vero che nelle stesse ore da Bruxelles arrivava a Palazzo Chigi una lettera di richiamo sulla nostra legge di stabilità vidimata solo ieri dalla Ragioneria dello Stato e adesso al vaglio del Quirinale. Un esame che sarà molto attento, come il Presidente Napolitano si è affrettato ad avvisare. Perché sul Colle sanno bene che in Europa non ci faranno nessuno lo sconto.