Lavori di pubblica utilità e nuovi Centri di accoglienza. Cambio di passo italiano sui migranti, nell’attesa che l’Europa faccia la sua parte

di Francesco Carta
Politica

Un passo in avanti importante e che si spera possa davvero portare – questo è il proposito del Governo – a rendere regolare il fenomeno del flusso migratorio. Paolo Gentiloni, nel presentare le novità partorite a riguardo dall’Esecutivo, è stato molto chiaro: “ci teniamo molto stretti i nostri valori umanitari e dell’accoglienza e rivendichiamo il lavoro fatto in questi anni perché credo che l’Italia abbia fatto un buon curriculum nonostante le difficoltà ed i numeri da fronteggiare. Abbiamo negli ultimi anni in un certo senso indicato la strada all’Ue, ora bisogna rendere effettivo il principio di condivisione dell’onere dell’accoglienza”. Insomma, non basta solo l’impegno dei singoli Stati, ma occorre un intervento più deciso da parte dell’Europa.

Nuove regole – Nell’attesa che questo avvenga (diversamente da quanto fatto fino ad ora), il nostro Paese proverà a muoversi differentemente, tramite i due decreti approvati ieri. A illustrarli nel dettaglio ci ha pensato il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che già aveva parlato dell’esigenza di un cambio di passo in tema di migranti. “Su immigrazione e sicurezza urbana – ha detto infatti il titolare del Viminale – abbiamo deciso di intervenire con due decreti legge”. “Per ridurre i tempi di concessione dell’asilo verrà soppresso un grado di giudizio” nell’iter dei ricorsi, ha confermato Minniti. Con il decreto, insomma, si va verso “un nuovo modello di accoglienza: l’Italia ha fatto grande sforzo, siamo orgogliosi, ora il Paese va più orientato verso un’accoglienza diffusa, perciò abbiamo fatto un patto con l’Anci e si lavora per avere in tempi ragionevoli una progressiva diminuzione dei grandi centri d’accoglienza”. Il ministro ha ribadito che saranno creati, al posti dei vecchi Cie, nuovi Centri permanenti per il rimpatrio, uno per Regione, per complessivi 1.600 posti. Ma Minniti ha anche annunciato l’introduzione di un “daspo” per garantire la sicurezza urbana: le autorità, insomma, potranno proporre il divieto di frequentare il territorio in cui sono state violate le regole, se infrante.

Pubblica utilità – Ma non basta. Il decreto prevede “la possibilità dei Comuni di procedere per l’utilizzazione volontaria e gratuita per lavori di pubblica utilità” dei migranti. Il testo prevede poi “250 specialisti per velocizzare al massimo i tempi di decisione” sul diritto di asilo. E sempre nell’ottica di accelerare le pratiche, verranno istituiti in 14 tribunali ordinari delle sezioni specializzate, “con giudici che siano dedicati a questa attività, che applichino la legge partendo dalla conoscenza del fenomeno migratorio”, ha poi detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. La ratio di tale intervento va ritrovata nel fatto che i tempi del riconoscimento dello status di profugo stanno crescendo: da 167 a 268 giorni, secondo gli ultimi dati snocciolati dallo stesso Guardasigilli. Ora, insomma, il Governo vuole cambiare passo. Nella speranza che l’Ue non lasci ancora una volta l’Italia da sola.