Economia e lavoro: mazzate da Bankitalia e Cnel

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dalla Redazione

All’indomani della direzione Pd in cui Renzi ha dimostrato di tenere salde le redini del partito, brutte notizie arrivano parallelamente da Bankitalia e Cnel. “Il credito all’economia – ha detto il governatore Ignazio Visco intervenendo alla conferenza sul Fiscal Compact alla Camera – continua a contrarsi in più paesi, tra cui l’Italia; la dispersione delle condizioni di costo è ancora significativa”. Ciononostante, ha continuato Visco, in Europa e in Italia sono stati raggiunti “importanti risultati” sul fronte del rafforzamento del capitale delle banche. E in Italia, in particolare, “grazie a questi interventi le banche potranno far meglio fronte alle eventuali necessità di rafforzamento risultanti dall’esercizio” degli stress test. Insomma, ci sono lievi segnali ottimistici.

Segnali che, invece, non arrivano da una nota del Cnel secondo cui tornare ai livelli occupazionali precrisi è letteralmente impossibile. Questa la posizione del Comitato nazionale di economia e lavoro dato che, se si volesse far scendere il tasso di disoccupazione intorno al 7%, come prima dello scoppio della crisi, servirebbe la “creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro”. Un’ipotesi che “sembra irrealizzabile” secondo gli scenari simulati dal Cnel nel Rapporto sul mercato del lavoro.

Allargando il campo anche agli inattivi disponibili e ai disoccupati parziali, il tasso di disoccupazione è “giunto a superare il 30% nel 2013, senza peraltro mostrare segnali di rallentamento nella prima parte del 2014”. Poco spazio, quindi, all’ottimismo: “I progressi per il mercato del lavoro italiano – prosegue il Cnel – non potranno che essere molto graduali. Il sistema potrebbe iniziare a beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell’inizio del 2015”. E sarebbe, sottolineano i tecnici, già “la migliore delle ipotesi”.

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