Conti in rosso e mala gestione. Esposto di Dessì sul Consorzio Enti Pubblici. Nel mirino affidamenti opachi e controlli inesistenti

Reddito di cittadinanza Finanza
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Una gestione poco trasparente degli affidamenti che ha sconquassato i conti già in affanno del Consorzio enti pubblici (Cep). E dopo la Concorsopoli, adesso una nuova grana agita il Lazio. L’esposto del senatore ex 5 Stelle, ora nel Misto, Emanuele Dessì, presentato alla Procura di Tivoli, all’Anac e alla Corte dei Conti su una serie di presunte irregolarità nella gestione della società partecipata a capitale interamente pubblico che opera nella provincia di Roma e cura attività, funzioni e servizi relativi alle entrate di quattordici Comuni: Artena, Bellegra, Casape, Cave, Colonna, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Labico, Palestrina, Percile, Poli, Rocca di Cave, Rocca Priora, Roiate, Zagarolo.

Il Cep, guidato dall’amministratore unico Gaetano Bartoli, si sarebbe reso responsabile negli ultimi anni, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, di una gestione opaca degli affidamenti di servizi e forniture a soggetti terzi. Nel mirino sono finiti una serie di contratti ottenuti per mezzo del Mepa (la piattaforma usata dalla Pubblica amministrazione per fare acquisti dalle aziende) o per affidamento diretto, stipulati a partire dal secondo semestre del 2018 e proseguiti per gran parte del 2020.

A suffragare l’addebito di mala gestione, il passivo del Consorzio enti pubblici che dai 53mila euro del 2019, come denunciato da diversi amministratori dei Comuni interessati, sarebbe esploso l’anno successivo diventando milionario. Sebbene, per un’ulteriore conferma dell’andamento dei conti del Cep, occorrerà attendere la pubblicazione dell’ultimo dato. Sospetti, evidentemente, ritenuti degni di approfondimento anche dalla Guardia di Finanza che tre giorni fa si sarebbe recata negli uffici del consorzio a Zagarolo.

STRANE OPERAZIONI. Di certo, a impressionare è l’enorme mole di affidamenti della quale l’esposto sul Consorzio enti pubblici, chiede conto agli investigatori. Tra i tanti, risulta emblematico quello del 18 marzo 2019 alla società Gestione Servizi Imprese srls del “servizio di supporto gestionale per i tributi Icp-Tosap e dei diritti sulle pubbliche affissioni (Dpa)”, per 12 mesi al costo di 220mila euro. A favore della stessa società, il 21 gennaio 2020, è stato concessa, con affidamento diretto, la gestione dei “servizi di supporto organizzativo e gestionale all’Ufficio Tributi, per la gestione dell’attività di recupero dell’evasione/elusione di Icp, Tosap e dei diritti sulle pubbliche affissioni (Dpa)”, per altri 40mila euro.

Rapporto che ricorre anche il 3 ottobre 2020 quando è stato rinnovato il contratto per 150mila euro. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che l’esposto mette in evidenza alcune presunte anomalie. L’azienda è stata costituita il 29 novembre 2018 ma avrebbe iniziato la propria attività solo il 14 marzo 2019, ossia 4 giorni prima dell’affidamento del primo incarico. Situazione analoga riscontrata anche in altri affidamenti da centinaia di migliaia di euro ad aziende di recente costituzione e capitale sociale irrisorio, oltre ad essere accomunate da una singolare circostanza: nella quasi totalità dei casi la data di inizio attività di queste società risulterebbe a ridosso della data di affidamento dei servizi dal Cep.

Come se non bastasse il Consorzio non sarebbe nemmeno riuscito a restituire ai Comuni quanto incassato per loro conto, come ammesso dallo stesso Amministratore unico nella relazione al bilancio pre-consuntivo, producendo gravi ripercussioni sui bilanci degli Enti locali. Ma non è tutto. Sindaci e amministratori dei Comuni soci del Cep, sono tenuti per legge al controllo delle società partecipate al fine di esercitare un’influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle decisioni significative della persona giuridica controllata. Ma nella quasi totalità dei casi tale attività di verifica e controllo sarebbe stata insufficiente o addirittura sarebbe mancata del tutto.

LA COINCIDENZA. E non finisce qui. Curiosamente il caso Cep sembra lambire anche alcuni personaggi coinvolti nella Concorsopoli del Lazio che, ormai da settimane, sta tenendo in apprensione il governatore Nicola Zingaretti. Tra i vincitori del concorsone, infatti, c’è anche l’assessore di San Cesareo, Arianna Bellia, che è stata dipendente del Cep proprio quando il suo Comune, nel 2019, aveva affidato al Consorzio “il servizio di stampi e ingiunzioni fiscali per riscuotere le sanzioni al Codice della Strada” sollevando un vespaio di polemiche. Un caso portato alla luce l’anno scorso dal capogruppo della lista Uniti per San Cesareo, Massimo Mattogno.