Le banche amiche di Matteo

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Forse conviene partire dalla frase finale: “We live in exciting times”. Si dà il caso che a vivere “tempi emozionanti” sia l’Unicredit guidata da Federico Ghizzoni, la banca italiana più internazionalizzata, che ha usato proprio questa espressione per salutare con entusiasmo (tutt’altro che trattenuto) l’ascesa di Matteo Renzi a palazzo Chigi. E’ questa, del resto, l’atmosfera che l’altro ieri si respirava nella newsletter di Erik F. Nielsen, capo economista globale proprio di Unicredit. Il quale in un’e-mail indirizzata a tutti gli iscritti, di cui La Notizia è venuta in possesso, spiega perché bisogna festeggiare l’ “avvento” di Renzi. E fa capire quali poteri abbiano favorito la scalata del sindaco al governo, con un corollario di rapporti con i suoi superconsulenti che non sembrano proprio da manuale. Nell’e-mail il capo economista di Unicredit, che per inciso ha lavorato 15 anni nell’onnipresente banca d’affari americana Goldman Sachs, si concentra innanzitutto sulle perplessità avanzate dai tanti chi hanno rinfacciato a Renzi il fatto di non aver vinto nessuna tornata elettorale, preferendo salire al trono con il solito giochino di potere.

La riflessione
Per Nielsen è un’osservazione da respingere, perché “nelle democrazie europee i leader politici ottengono la loro legittimazione democratica vincendo la leadership nel loro partito rappresentato in parlamento”. Come dire: Renzi ha vinto le primarie, e questo è più che sufficiente. Del resto, continua il capo economista di Unicredit, “in Germania la Merkel ha ottenuto il ruolo di cancelliera proprio dall’affermazione nella Cdu”. Così come nel Regno Unito David Cameron “è diventato primo ministro in conseguenza della sua leadership nel Partito conservatore”. Certo, ammette Nielsen, in Germania e Regno Unito chi ha votato alle elezioni politiche per Cdu e Partito conservatore sapeva che stava votando per Merkel e Cameron come capi di governo. E’ il principio del “you know who the leader is”, evidentemente non rispettato nel caso di Renzi, visto che nelle ultime elezioni politiche il candidato premier del Pd era Pier Luigi Bersani. Ebbene, per superare questa obiezione Nielsen si inventa un ragionamento a dir poco surreale. E’ probabile, scrive infatti il capo economista di Unicredit, che “gli italiani che hanno votato Pd un anno fa sapessero che Renzi sarebbe stato il loro leader in un futuro non troppo distante”.

Supercomplimenti
Ma non è finita qui, perché il secondo punto trattato da Nielsen fa perno sul concetto di novità renziana. A tal proposito, spiega, “vale la pena notare che la maggior parte dei suoi tifosi include un numero molto consistente di giovani uomini d’affari italiani, molti dei quali identificati nell’acclamato libro di Bill Emmot”, ossia “Good Italy, Bad Italy”. E poi c’è il finale con fuochi d’artificio. “Renzi porta energia”, conclude Nielsen , “determinazione nel riformare l’Italia e capacità di comunicazione. Viviamo tempi emozionanti”.

Gli intrecci
Certo non può sfuggire come questo panegirico arrivi proprio da Unicredit, ovvero dalla banca che da qualche mese ha raggiunto un accordo con il fondo Algebris per piazzarne quote ai clienti. E’ sin troppo facile ricordare che dietro al fondo Algebris c’è Davide Serra, finanziere di base a Londra e sponsor della primissima ora di Renzi, per il quale ha organizzato incontri e cene con la comunità finanziaria. Al punto da essere considerato uno dei principali consiglieri economici del sindaco di Firenze. Per non parlare di come nel consiglio di amministrazione di Unicredit sieda Lucrezia Reichlin, economista che all’inizio in molti davano come favorita da Renzi per una poltrona pesante in un ministero economico (scenario poi apparso marginale). Di sicuro questo endorsement di Unicredit, per bocca del capo economista globale, spiega sin troppo bene come i “poteri forti”, in questo caso finanziari, abbiamo favorito l’ascesa al governo dell’Italia di un uomo politico che solo qualche mese fa diceva di non voler fare un passo senza le elezioni e senza un’investitura popolare.

Twitter: @SSansonetti