La Sveglia

Le chiavi dei valichi restano in mano a Israele

Il valico di Rafah è stato riaperto il 19 marzo 2026. Pochi palestinesi sul lato egiziano, ambulanze ferme per pazienti dalla Striscia. Era chiuso dal 28 febbraio — il giorno in cui Israele e gli Stati Uniti avevano avviato l’offensiva sull’Iran.

Il Coordinatore israeliano delle attività governative nei territori, Cogat, ha spiegato la riapertura con «una nuova valutazione», «pur mantenendo le necessarie restrizioni di sicurezza». Nessun cargo. Nessuna evacuazione medica. La chiave è in mano israeliana.

Nelle stesse ore, Rami Mhanna, direttore medico dell’ospedale Shifa di Gaza City, ha dichiarato all’AP che due attacchi aerei avevano ucciso quattro palestinesi nei quartieri di Zeitoun e Tuffah. L’esercito non ha risposto. Il giorno prima le IDF avevano comunicato l’uccisione di Muhammad Abu Shaleh, ufficiale dell’intelligence della brigata Khan Younis di Hamas: «attacco di precisione per eliminare una minaccia immediata».

A Bruxelles il 19 marzo i leader europei si riunivano con il segretario Onu Guterres. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha dichiarato «urgente mobilitare la comunità internazionale a sostegno della popolazione di Gaza». Il premier Pedro Sanchez ha detto che la guerra in Iran «è collegata agli altri conflitti: Gaza, la Cisgiordania, il Libano». Nei comunicati, Gaza era premessa al dossier del Golfo.

Il rapporto Unrwa aggiornato al 17 marzo registrava 72.135 palestinesi uccisi, 391 operatori dell’agenzia morti, il 46 per cento dei farmaci essenziali esaurito, il 66 per cento dei materiali chirurgici non disponibile. L’OMS stimava 200 camion al giorno in ingresso contro i 600 necessari.

Cogat, 19 marzo 2026: il valico riapre «pur mantenendo le necessarie restrizioni di sicurezza alla luce della situazione e delle minacce nella zona».