Le cicatrici che uniscono Chernobyl all’Italia. Romanzo-denuncia sul disastro nucleare. Che dopo 33 anni rivive ancora

Chernobyl
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“Chernobyl non è una storia del passato. È un racconto del presente che deve indurci a costruire un futuro diverso”. Siamo alle prime pagine del libro. E in queste poche parole è condensato tutto il senso di Chernobyl Italia (Sperling & Kupfer, pagg. 165), romanzo-denuncia di Stefania Divertito, senza ombra di dubbio una delle più autorevoli giornaliste in campo ambientale, oggi portavoce del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Questo libro, infatti, guarda al passato per parlare al presente e al futuro. E lo fa partendo da uno dei disastri più catastrofici che la storia dell’umanità ricordi: l’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare di Cernobyl. Già dalle prime pagine, però, ci si rende facilmente conto di come il romanzo prenda una strada mai battuta finora, che rende il libro unico pur affrontando un tema di cui tutti – chi più, chi meno – hanno contezza. E, probabilmente, saranno proprio costoro che, leggendo Chernobyl Italia, ne rimarranno estasiati e, se volete, anche sorpresi.

Perché il libro – che scorre fluido a tal punto da apparire più, come detto, un romanzo che un saggio – parla degli errori (fatali) commessi il 26 aprile 1986 e dei buchi neri che incredibilmente ancora devono essere pienamente illuminati; e narra le conseguenze tragiche che hanno avuto quegli stessi errori non solo in Russia, ma anche in Europa, America e Asia. Ma parla, ancora e soprattutto, della nostra Italia. Sono tanti i fili che uniscono quel disastro al nostro Paese. Basta un dato su tutti: da sola l’Italia ha accolto più della metà dei bambini ospitati in Occidente (in totale 900mila) affinché ricevessero cure sanitarie e psicologiche. E dietro i numeri, ovviamente, ci sono storie. Come quella di Ekatherina che oggi, proprio per quanto vissuto in Bielorussia, è ricercatrice universitaria, in una sorta di legge del contrappasso positivo.

Ekatherina è una delle tante sopravvissute di Cernobyl e sopravvissute proprio grazie ai piccoli (grandi) eroi italiani. Purtroppo una magra consolazione. La “ferita sanguinante nella storia dell’umanità” non ha infatti impedito altre tragedie. Come quella di Fukushima, in Giappone, nel 2011. Fino all’ultima, ancora una volta in Russia: l’8 agosto cinque persone sono morte per l’ennesima esplosione nucleare in una base navale russa. C’è ancora tanto da fare. E ricordarsi degli errori e degli eroi può essere determinante. Perché, come scrive la Divertito, “la Storia è una brava maestra. Ma noi siamo cattivi allievi”.