Le danze macabre dei nemici di Renzi. Ecco chi può stendere Matteo: da Grillo a Salvini, passando per la sinistra dem

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Grillo, Salvini, Berlusconi, la sinistra interna al suo partito. Più qualche possibile outsider dell’ultimo minuto. Matteo contro tutti ma anche, e soprattutto, tutti contro Matteo. Se infatti, in attesa di assorbire completamente la batosta rimediata al referendum, Matteo Renzi sta riorganizzando le forze in vista delle prossime elezioni (entro giugno o direttamente nel 2018 si vedrà in seguito), i suoi nemici non stanno certo a guardare. E anzi ora, proprio alla luce del risultato raccolto il 4 dicembre, vogliono passare rapidamente all’incasso. A cominciare, manco a dirlo, dal Movimento 5 Stelle. Mai come in questo momento i pentastellati si sentono lanciati verso Palazzo Chigi. Per l’ex presidente del Consiglio saranno pure “un algoritmo” e non un partito, ma gli italiani la pensano in maniera diversa. Nonostante la figuraccia europea rimediata non più tardi di sette giorni fa con il mancato ingresso nell’Alde e la prova non certo esaltante della giunta Raggi a Roma, l’ultimo sondaggio realizzato da Ipsos per Il Corriere della Sera vede infatti i 5 Stelle piazzarsi davanti al Pd: 30,9% contro 30,1%. La distanza è minima, si dirà. Ma non è solo una questione di numeri. “Quello raccolto dai grillini è un voto di protesta contro gli altri partiti che resiste a prescindere dalle singole situazioni – spiega a La Notizia il direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto –. A ciò si aggiunge il fatto che la ‘fluidità’ dell’elettorato stesso rende i 5 Stelle per certi versi immuni dalle possibili ripercussioni che lo stesso fatto, per esempio la prova non brillante di un’amministrazione locale o uno scivolone in Europa, potrebbe avere per qualsiasi altro partito”. Insomma, i pentastellati sembrano essere diventati una sorta di monolite difficilissimo da scalfire: uno scenario non certo esaltante considerate le aspirazioni del segretario del Pd.

L’altro Matteo scalpita – Ma anche il centrodestra è in fermento. Già da tempo il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha lanciato il guanto di sfida a Silvio Berlusconi per accaparrarsi la leadership di quell’area. Concetto ribadito anche ieri, quando il numero uno di via Bellerio ha messo a verbale che se il Cavaliere preferisce Renzi e Merkel allora “è meglio soli che male accompagnati”. Soli non proprio, a dire il vero. Perché il progetto del leader del Carroccio sarebbe quello di dare vita ad una sorta di “federazione” che, con al centro la Lega e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, stringerebbe alleanze regione per regione con quelle forze molto forti sul territorio. A cominciare dai Conservatori e Riformisti dell’ex governatore della Puglia Raffaele Fitto, un altro che un giorno sì e l’altro pure chiede che la nuova guida del centrodestra venga scelta con le primarie. E poi, a rinforzare quella che sta diventando a tutti gli effetti una destra più di stampo lepenista che moderata, non va dimenticato il progetto lanciato la scorsa settimana da Gianni Alemanno e Francesco Storace. Chi potrebbe tenere tutti insieme appassionatamente? Non Salvini quanto, piuttosto, il governatore del Veneto, Luca Zaia (“sarebbe un ottimo premier”, disse una volta Umberto Bossi).

Arma spuntata – E a sinistra? I movimenti non mancano. Dentro al Pd Roberto Speranza è già in campo per sfidare Renzi al prossimo congresso. Ma non solo. Fuori dal partito si gioca infatti l’altra grande partita: quella che vede coinvolta Sinistra italiana. Spaccata fra chi strizza l’occhio al “Campo progressista” lanciato dall’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, nell’ottica di una futura alleanza col Pd di “Matteo” e chi invece vede questa come un’operazione fallimentare. Chi la spunterà? Lo scopriremo al congresso che si svolgerà a Rimini a metà febbraio. Inutile dire quale sia la speranza dell’ex premier.

Twitter: @GiorgioVelardi