Le fondazioni politiche sono aumentate a ritmo impressionante: c’è anche quella grillina. Ma la trasparenza è un miraggio

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Sono cresciute a ritmi impressionanti e oggi se ne contano oltre cento. Ma una cosa non è cambiata: la scarsa trasparenza. Stiamo parlando delle fondazioni politiche e dei think tank, analizzate da Openpolisin un dossier dal titolo “Cogito ergo sum 2017”. Il primo dato che salta all’occhio, come detto, è quello relativo all’aumento delle strutture, il 34,31% delle quali sono collegate al Centrosinistra e il 22,55% al Centrodestra (Think tank group e l’Associazione Gianroberto Casaleggio sono vicine al Movimento 5 Stelle). All’interno di queste, i politici (592) e gli accademici (584) la fanno da padroni. “Delle 985 persone che ricoprono incarichi dirigenziali o di rappresentanza per cui è stato possibile rintracciare la professione – ha annotato l’associazione – il 51,88% per cento sono politici. Percentuale che scende al 24,87% per gli incarichi di ricerca”.

Centri di aggregazione e formazione politica, ricerca, luoghi all’interno dei quali si svolgono attività dipolicy making su specifiche materie. Peccato però che solo il 46,24% delle 93 organizzazioni con un sito Internet attivo e funzionante abbia pubblicato lo statuto, percentuale che scende al 10,75% se si fa riferimento al bilancio e crolla al 6,45% quando si parla dell’elenco di finanziatori e/o associati. Insomma, ancora oggi chi si trova all’interno di questi “mondi” vuole far sapere poco di sé all’esterno, ovviamente con qualche eccezione. Non è un caso, come ricorda l’associazione, che per colmare il vuoto normativo intorno a think tank e fondazioni solo in questa legislatura siano state presentate 4 proposte di legge (due alla Camera e due al Senato) rimaste però lettera morta. L’altro dato interessante è relativo a quelle che Openpolis definisce “persone ricorrenti”.

Alcuni parlamentari (in carica ed ex), ex ministri, docenti universitari e amministratori di aziende pubbliche siedono infatti in più fondazioni. I recordmen sono l’ex deputato dei Ds Salvatore Biasco, l’ex membro del Cda Rai Angelo Maria Petroni e l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti (5). Ma non se la passa male nemmeno l’oggi giudice costituzionale ed ex presidente del Consiglio Giuliano Amato (4). Mentre il 19,35% delle strutture ha almeno un membro al Governo: da Open (Matteo Renzi) con Boschi e Lotti a Italianieuropei (Massimo D’Alema) col quartetto Madia, Martina, Padoan e De Vincenti (presente anche in Astrid) fino a Fondazione Nilde Iotti (ancora Madia, Fedeli, Delrio e Amici) e Equality Italia (Pinotti e Della Vedova).

Twitter: @GiorgioVelardi