Le Fs non riescono a fare i test: addio treni a 350 km l’ora. Niente aumento di velocità per i Frecciarossa, ma da mezza Europa al Giappone è la norma

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Possibile che non riescano a portare un solo risultato in stazione? Se si parla dei vertici delle nostre ferrovie è esattamente così. Imposti da Renzi e prorogati da Gentiloni con il pretesto della fusione con l’Anas, i Consigli di amministrazione di Fs e a cascata delle controllate come Trenitalia, collezionano una figuraccia dietro l’altra. Chi si ricorda del mandato conferito dal Ministero dell’Economia di mettere sul mercato almeno una parte della gallina dalle uova d’oro dell’alta velocità? Bene, il più piccolo concorrente privato di Nuovo Trasporto viaggiatori (la società dei treni Italo) c’era quasi arrivato, preferendo all’ultimo minuto vendere molto bene a un Fondo Usa piuttosto che quotarsi in Borsa. Le Fs invece Piazza Affari non l’hanno nemmeno vista col binocolo, invertendo la rotta verso una fusione tuttora dai dubbi vantaggi industriali con l’Anas. Invece di liberare il campo dai carrozzoni pubblici, se n’è fatto insomma un altro, più grande e complesso.

Insuccessi a raffica – Nel frattempo la manutenzione sui binari resta insufficiente, gli incidenti si registrano a raffica e al Sud al posto dei treni Frecciarossa ci si deve accontentare dei Frecciarotta. Problemi che non hanno impedito al solerte e renzianissimo Ad Renato Mazzoncini di dedicare tempo per portare linee dedicate al centro commerciale di Firenze The Mall, “caro” al giglio magico dell’ex premier, oppure a Bologna al parco agroalimentare Fico della società Eataly fondata dall’imprenditore – guarda caso di dichiarata fede renziana – Oscar Farinetti e partecipata dalla Tip (Tamburi investment partner) guidata da Giovanni Tamburi, fratello di quel Carlo Tamburi messo dal capo dell’Enel Francesco Starace (nominato da Renzi, sa va sans dire) alla guida dell’Enel in Italia. Mentre si era in tali faccende affaccendati, le Ferrovie si sono presi un’altra batosta, dagli effetti tutt’altro che banali. Il ministero dei trasporti ha negato ai Frecciarossa la possibilità di marciare a 350 km l’ora, abbattendo i tempi di percorrenza da Roma a Milano a due ore e 40 minuti.

Effetto psicologico – Si tratta di un tempo che seppure di poco più basso rispetto a quello oggi assicurato dai treni Etr in servizio, avrebbe avuto un grosso impatto psicologico sullo stesso concetto di metropolitana d’Italia attribuito all’alta velocità ferroviaria. Il motivo per cui ministero e Ansf, l’agenzia per la Sicurezza dei treni negano in Italia velocità normali in Francia, in Spagna, in Germania, per non parlare di Cina e Giappone, è che le Fs di Mazzoncini non sono riuscite neppure a fare i test. Accontentiamoci dunque di viaggiare a 300 km l’ora, chiudendo gli occhi se possibile davanti a scene penose come quelle visibili ogni sera sui binari della stazione Termini di Roma, letteralmente invase da colonie di ratti che i turisti fotografano disgustati aggiungendo questi scatti all’album fotografico appena realizzato a San Pietro e al Colosseo. Una presenza di roditori di cui Mazzoncini almeno stavolta non ha più colpe del sindaco Raggi.

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di Gaetano Pedullà

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