Le giravolte di Salvini mandano in tilt la Lega. Dopo il caso Comencini schierato con Mosca, cresce il fronte filorusso

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Qualche assenza nelle votazioni sulla crisi in Ucraina, basso profilo nelle dichiarazioni pubbliche e professione di pacifismo. La Lega si scopre tutt’altro che granitica intorno alla posizione atlantista, professata all’improvviso da Matteo Salvini. E che si è convertito alla critica nei confronti di Vladimir Putin, quel leader per cui avrebbe “ceduto” due Mattarella pur di averlo. Altri tempi, si dirà.

La Lega si scopre tutt’altro che granitica intorno alla posizione atlantista

Ma anche nel partito di oggi si muove qualche malpancista. La testa d’ariete è senza dubbio il deputato, Vito Comencini, che nei giorni scorsi ha gettato la maschera, giustificando di fatto l’azione del Cremlino. Il motivo? “L’invasione è anche una conseguenza della guerra in Donbass”, legata al “mancato rispetto degli accordi di Minsk”. Il parlamentare leghista ha fornito una versione sul “campo”, da San Pietroburgo, città natale della moglie. Per lui, insomma, Putin non ha responsabilità, la colpa è più della Nato.

Certo, nessuno si è esposto a tal punto, consapevoli di esporsi a grandi polemiche. Ma nella Lega il Comencini-pensiero non è tanto isolato. Così, pur di non esporsi criticando l’operato della Russia, alcuni preferiscono inabissarsi. Una mappa utile è il controllo delle assenze per le votazioni in Aula.

Alla Camera non hanno presenziato alle due votazioni – sia su quella del 1° marzo sulla prima risoluzione che agli emendamenti del decreto Ucraina del 15 – i deputati Dimitri Coin, solitamente molto presente a Montecitorio, e Alessandro Pagano, un altro parlamentare che solitamente partecipa ai lavori dell’Assemblea.

Assente lo scorso 1° marzo pure Claudio Borghi, deputato ex sostenitore del Salvini putiniano (“Ai fessi che prendono in giro Salvini, ricordo che lui con largo anticipo ha puntato su Putin, Trump e Le Pen. E voi, geni della geopolitica?”, twittava anni fa). È vero che nelle ultime ore ha partecipato ai lavori, votando come indicato dal gruppo sul decreto Ucraina.

Ma non sfugge che nel suo twittare compulsivo l’orizzonte della guerra resta lontano: preferisce concentrarsi sul suo grande cavallo di battaglia No Pass. Un altro big non si è dannato l’anima per essere presente a Montecitorio, sempre nella prima risoluzione, come l’ex ministro Lorenzo Fontana.