Le grandi manovre del Pd. Veltroni abbraccia Renzi

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di Filippo Conti

Il rafforzamento di Matteo Renzi all’interno del Pd, se da una parte sta portando diversi esponenti democratici a schierarsi dalla sua parte, dall’altra sta mettendo in moto forze pronte a fare muro davanti al sindaco di Firenze. La scelta di Dario Franceschini di rompere l’attuale maggioranza interna in favore dell’ex rottamatore, infatti, ha spianato un’autostrada davanti al sindaco nella sua corsa alla segreteria. Ma proprio questo sta costringendo tutti gli anti-Renzi ad avvicinarsi per fare fronte comune. E mettere in campo un candidato. Per il momento in pole position resta Gianni Cuperlo. Da qui a qualche settimana, però, potrebbe saltare fuori anche un altro nome. Come quello di Fabrizio Barca. Il quale, se finora si è sempre tirato fuori dalla partita per la segreteria, ora che il sindaco sembra in dirittura d’arrivo potrebbe cambiare idea. Il pressing su di lui sta aumentando. “Barca non è candidato, ma si sta scaldando”, si è lasciata sfuggire ieri Laura Puppato.
Lo stesso Massimo D’Alema, principale sponsor della candidatura Cuperlo, si sta rendendo conto che contro Renzi il deputato triestino non avrebbe alcuna chance. Al contrario di Barca. Molto amato dalla base diessina del partito.
D’Alema ha tentato in tutti i modi di convincere Renzi a rinunciare alla segreteria in cambio della candidatura a premier. Questo era l’accordo che il “leader Massimo” ha proposto Matteo. Il quale, come si è visto, se n’è impipato. “Mi vogliono far fare la fine di Prodi, ma io non ci casco. Prima mi prendo il partito, poi mi candido a Palazzo Chigi”, è il ragionamento che Renzi ha fatto più volte davanti ai suoi fedelissimi. E così è stato.

Movimenti di truppe
D’Alema, quindi, ha iniziato a lavorare per schierargli contro le sue truppe, a partire dai giovani turchi. E costruire un fronte per rendere la sua corsa più difficile. Per questo motivo è disposto a sotterrare vecchi rancori e a riannodare il filo del rapporto, ora inesistente, con Pierluigi Bersani. Sulla sua strada, però, troverà altri compagni di viaggio. Franco Marini, per esempio, che ha già fatto sapere “io Matteo non lo voto”. O Rosy Bindi, acerrima nemica di Renzi. Ma altri arriveranno.

L’alleanza anti-Renzi
Bersani è chiaramente quello col dente più avvelenato. Come dimostra l’ultimo scambio di battute al veleno col sindaco. Ma tutti coloro che non amano Matteo saranno bene accetti in quella che si preannuncia come una grande alleanza anti-Renzi. “L’importante è che il cordone non sia composto solamente da ex Ds. E nemmeno solo da personalità della vecchia guardia. Non possiamo dare l’impressione di essere gli anziani che si oppongono al nuovo. Per questo motivo il candidato alla guida deve essere un giovane, come Cuperlo”, spiega un deputato fedelissimo di Bersani. Il nome dell’ex membro dello staff di D’Alema a Palazzo Chigi, però, non convince. E’ considerato troppo debole. Una prova tangibile la si è avuto in estate. Entrambi, Cuperlo e Barca, hanno girato le sezioni con dibattiti e conferenze. E il risultato è stato nettamente a favore del secondo, che ha fatto registrare sempre il tutto esaurito, riuscendo spesso a scaldare la platea, trovando consensi anche tra i giovani. Per questo motivo alcuni insistono sull’ex ministro del governo Monti. Il quale, però, agli occhi di D’Alema, ha il difetto di essere meno controllabile di Cuperlo. Cosa succederà al governo Letta in caso di vittoria di Barca, vista la sua contrarietà al governo di larghe intese? Con l’economista, d’altro canto, sarebbe più facile ricostruire l’alleanza con Sel. “Mi auguro che il candidato sia il più lontano possibile dal governo Letta-Berlusconi. Vuol dire che sarà più vicino a noi”, fa sapere Nichi Vendola.

L’ex Pci si blinda
Il candidato, Cuperlo o Barca che sia, sarà comunque un ex Ds. Nella famiglia del vecchio Pci, infatti, in queste ore si sta vivendo una sorta di psicodramma. Perché, in caso di vittoria di Renzi, gli ex Ds non avrebbero più il controllo del partito. E per chi è cresciuto a pane e politica si tratta di una sorta di rivoluzione copernicana.
Nel frattempo si aspetta di conoscere la posizione di Enrico Letta. In molti, infatti, hanno visto nella svolta di Franceschini il preambolo di un’intesa tra il presidente del consiglio e il sindaco di Firenze. L’automatismo, però, non è scontato. In cambio del suo appoggio, Letta pretende da Renzi un patto sulla durata del governo. Patto che difficilmente il sindaco sarà in grado di mantenere: una volta diventato segretario, per l’esecutivo il conto alla rovescia scatterà inesorabile. Per questo il capo del governo ancora tentenna sull’appoggio a Matteo.

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