Le immagini taroccate infiammano la Boldrini

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di Miriam Moretti

L’appello preoccupato della presidente della Camera non è rimasto inascoltato. Il 3 maggio scorso la Procura di Roma aveva aperto un fascicolo dopo la denuncia di Laura Boldrini per le ripetute minacce subite in rete, e c’è già un primo indagato. Si tratta di un giornalista, Antonio Mattia. Questo è quanto emerso dall’inchiesta, condotta dalla Procura di Roma e affidata al pubblico ministero Luca Palamara. L’accusa è quella di diffamazione aggravata, per aver diffuso in rete i fotomontaggi che ritraevano falsamente la presidente in pose scabrose e in altre particolarmente offensive. Proprio Mattia, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato il primo a postare su Facebook uno dei fotomontaggi in questione.

La giustificazione
“E’ una situazione paradossale che facilmente potrò spiegare, ma credo ci sia in atto una sorta di monitoraggio di persone e professionisti che ruotano attorno all’estrema destra. Io sono un simpatizzante di Forza Nuova’’. Così ha dichiarato il giornalista di Fondi (Latina) commentando la decisione della Procura di Roma di iscriverlo nel registro degli indagati. “A me non hanno ancora notificato nulla – ha detto – ma i miei legali mi hanno detto che non è stata formulata ancora un’ipotesi di reato’’. ‘’Non so se ridere o arrabbiarmi – ammette Mattia, contattato al telefono – se ho sbagliato sarò contento di staccare un assegno alla Boldrini, ma sinceramente mi sembra paradossale tutto quello che sta avvenendo. La mia colpa è solo quella di aver accostato, su un profilo Facebook personale e privato, la foto di quella che solo dopo ho saputo essere una nudista spagnola all’immagine reale della presidente della Camera immortalata sulla copertina di Famiglia Cristiana. La foto osè l’ho presa da un altro sito in cui si faceva notare la somiglianza con la Boldrini, poi ci sono cascato con tutte le scarpe e l’ho accostata goliardicamente alla foto reale’’. Mattia è quindi pronto a spiegare ai magistrati quanto accaduto. ‘’La foto è stata sequestrata in tempi record – spiega – ed io ho sospeso il mio profilo Facebook per qualche ora dato che ero sommerso da richieste più o meno accettabili. In vita mia sono stato segnalato tre volte, ma mai indagato. Non ho alcun timore a dire che anche io ho amicizie con Roberto Fiore di Forza Nuova’’.
Ma Mattia, fanno sapere dalla procura, avrebbe travalicato “i limiti della corretta informazione, oltrepassando il legittimo diritto di cronaca e di critica giornalistica”. E per questo motivo è stato iscritto nel registro degli indagati.
Le foto e i messaggi minacciosi seminati in rete sono stati prontamente rimossi dalla polizia postale già nei giorni scorsi in esecuzione di un ordine del magistrato.

Misure contro il cybercrimine
Anche in occasione dell’incontro con l’ambasciatore del Regno Unito, Christopher Prentice, si è discusso sulle questioni delle violenze di genere e dell’incitamento all’odio in rete. Laura Boldrini e l’ambasciatore si sono espressi sulla necessità di azioni in ambito multilaterale per affrontare entrambe le tematiche. La lotta al cosiddetto “internet hate speech”, nonché al “cybercrime” in generale” non possono portare a risultati significativi se non vi è collaborazione tra i Paesi, dato che chi compie azioni delittuose in rete – siano esse incitamento alla violenza o attacchi a siti istituzionali, governativi o di gruppi industriali – spesso lo fa utilizzando server ubicati all’estero.
Sarà quindi necessario mettere a punto una disciplina che preveda dei controlli stretti ma mirati, onde evitare di compromettere la libertà di espressione su internet con una censura cieca e indiscriminata.

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