Le larghe intese funzionano. Graziato l’ex delfino di Fini

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di Clemente Pistilli

Mentre il dibattito politico estivo è monopolizzato dall’ipotesi di salvataggio di Berlusconi e dalla possibilità di trovare larghe intese per l’operazione, tra favorevoli e contrari, falchi e colombe, l’accordo bipartisan “frena-magistrati” sembra in realtà già raggiunto: nel silenzio delle ferie parlamentari quasi tutti sono stati favorevoli a dire no all’autorizzazione a procedere per l’ex deputato Francesco Proietti Cosimi, storico braccio destro di Gianfranco Fini. Se in aula passerà la proposta della Giunta per le autorizzazioni, l’ex parlamentare avrà poco da temere dall’inchiesta della Procura di Roma che lo vede indagato per bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false per operazioni inesistenti e finanziamento illecito ai partiti. Le intercettazioni telefoniche ritenute determinanti dagli inquirenti finiranno nel tritacarte e su tale eventualità, tranne il M5S e Sel, hanno trovato l’intesa Pd e Pdl, Scelta Civica e Fratelli d’Italia. Il motivo principale? La Guardia di finanza stava indagando su parenti stretti dell’onorevole e gli investigatori, secondo la Giunta, dovevano immaginare che prima o poi avrebbero intercettato anche “Checchino”. Gli inquirenti avrebbero dovuto, per tale ragione, chiedere prima l’autorizzazione al Parlamento. Immunità di fatto estesa anche ai familiari dei politici, come sostengono i “grillini”?

Il personaggio
Francesco Cosimi Proietti, 62 anni, originario di Subiaco, piccolo centro della provincia di Roma dove San Benedetto da Norcia fondò i suoi monasteri, è stato affascinato dalla politica sin da giovane. “Checchino”, come lo chiamano gli amici, si è ben presto legato a Gianfranco Fini, ne è diventato collaboratore, segretario particolare e infine ha ottenuto un posto alla Camera con An e, nella scorsa legislatura, nuovamente con il Pdl. Aver seguito il capo in Fli ha poi fatto cadere in disgrazia anche Cosimi Proietti, rimasto fuori dal Parlamento. Francesco Cosimi Proietti, come il collega Amedeo Laboccetta, all’impegno politico ha inoltre unito rapporti stretti con Francesco Corallo, il “re delle slot machine”, al timone della “Bplus Giocolegale Ltd”, un colosso del settore, con un giro d’affari da 30 miliardi di euro annui, tirata in ballo nell’affaire monegasco. Nel mirino della Procura di Roma sono finiti i rapporti tra la “Bplus” e l’ex braccio destro di Fini, tra fatture considerate false e utilizzate da Corallo per evadere il Fisco e ingenti finanziamenti di quest’ultimo al parlamentare. Il pm romano Giuseppe Cascini, chiuse le indagini, ha accusato Francesco Cosimi Proietti di bancarotta, fatture false per operazioni inesistenti e finanziamento illecito ai partiti. Per gli inquirenti, il politico, insieme alla figlia e al nipote, sarebbe responsabile di bancarotta, avendo distratto oltre due milioni di euro dalla “Ke.Is Media Comunicazione srl”, società di comunicazione e spettacolo dichiarata fallita il 22 luglio 2010, e di emissione di fatture false per operazioni inesistenti, utili alla “Bplus”, alla “Sisal”, e alla “Ldm Comunicazioni” per evadere il Fisco. Da tali società, per gli inquirenti, l’ex deputato avrebbe ottenuto 468mila euro. Determinanti, secondo l’accusa, alcune conversazioni telefoniche, intercettate dai finanzieri lo scorso anno, mentre controllavano i telefoni della figlia e del nipote del parlamentare, e dalle quali emergerebbe il diretto coinvolgimento del politico nei fatti contestati.

L’intesa bipartisan
A fine maggio il gip romano Luciano Imperiali ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche incriminate. Niente da fare. La Giunta, esaminata a fondo la vicenda, ha trovato un’intesa bipartisan sul salvataggio di Proietti Cosimi. I parlamentari sono stati d’accordo nel sospettare un intento persecutorio della magistratura verso “Checchino” e nel non ritenere necessaria l’utilizzazione delle conversazioni intercettate: con undici voti favorevoli e quattro contrari, senza troppo clamore vista la pausa estiva dei lavori parlamentari, è stato stabilito di proporre all’assemblea di non concedere l’autorizzazione chiesta dal gip.