Le maniere forti di Salvini, le leggi speciali di Gasparri. E la guerra civile di Letta: le reazioni della politica italiana all’attentato di Nizza

di Alessia Vincenti
Politica

L’attentato di Nizza ha scosso ancora l’Occidente. E in Italia si è riacceso il dibattito politico introno al tema della sicurezza. Matteo Salvini è stato tra i primi a commentare l’accaduto: “Ormai le preghiere non bastano più, occorrono le maniere forti”, ha scritto su Facebook il leader della Lega. A fargli eco, il collega di partito Roberto Calderoli, che chiede di bloccare la legge sullo ius soli (l’assegnazione della cittadinanza agli stranieri nati in Italia). “In tutte queste stragi che hanno insanguinato l’Europa gli autori erano tutti in possesso della cittadinanza del Paese dove hanno colpito, per cui in questo momento di guerra vera dichiarata dall’Isis dovremmo irrigidire i controlli e le procedure per l’acquisizione della cittadinanza e invece questa maggioranza e questo governo stanno facendo esattamente il contrario”, ha affermato il senatore.

Ma anche Enrico Letta ha usato parole molto forti. “Mi verrebbe da dire che è una guerra civile quella in corso. Una guerra civile con tutti i crismi” Perché per l’ex presidente del Consiglio ci sono “persone che vivono e convivono con noi e che si rivoltano contro la società in cui stanno vivendo con tutti gli effetti che questo comporta. La guerra civile va combattuta e prevenuta con tutti i mezzi necessari e questo finora è stato fatto solo in parte”. Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha chiesto “iniziative militari internazionali per porre fine allo Stato islamico e a tutte le sue diramazioni in Libia, in Nigeria, ovunque”. L’ex ministro ha sottolineato la necessità di un’azione “senza esitazioni, senza ipocrisie o ambiguità. Chi teme reazioni prenda atto che siamo in guerra, che in nome dell’islam gruppi organizzati o esaltati isolati seminano morte ovunque”. E infine ha rilanciato la questione-immigrazione: “Bisogna anche bloccare flussi continui e incontrollati di immigrazione, che alimentano caos e tensioni. Non possiamo farci massacrare arrendendoci alla follia dei fanatici. Li dobbiamo affrontare e sgominare”.

Un profilo decisamente più basso è stato scelto dal Movimento 5 Stelle. “Si impone una seria riflessione sulla sicurezza e il terrorismo”, ha commentato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Mentre il deputato di Sinistra italiana, Alfredo D’Attorre, ha scritto su Twitter: “Possiamo e dobbiamo sconfiggere questi assassini non consentendogli di farci abbandonare i valori universali incarnati dal 14 luglio”.

La risposta istituzionale
Il Governo non ha innalzato il livello di allerta dopo la strage di Nizza. Ma “abbiamo monitorato le carceri nelle ore immediatamente successive ai fatti di Nizza perché sappiamo che diventano luogo di radicalizzazione. A differenza di altre circostanze, non abbiamo avuto segnali di sostegno o a solidarietà per quanto accaduto da parte di soggetti di fede islamica o di altre fedi”, ha spiegato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Nel dettaglio “sono attive sul nostro territorio anche nuove strutture che sono state attivate dai carabinieri e dalla polizia di stato, istituite non in questa occasione, ma viene reso noto solo oggi…sono unità operative di pronto intervento (Uopi) della polizia di Stato, e le aliquote di pronto intervento e le squadre operative di supporto dei carabinieri”. Alfano ha evidenziato che si tratta di “nuclei specializzati in eventi e prevenzione di eventi di natura terroristica, hanno una struttura formativa che li rende specializzati e sono forze di raccordo rispetto ai corpi specializzati delle singole forze di polizia; quindi noi disponiamo oggi di ulteriori gruppi speciali”. Matteo Renzi ha infine rilanciato un concetto già espresso in passato: “I terroristi non l’avranno vinta. Mai”.