Le manovre del Pg della Cassazione. La faida tra toghe non fa prigionieri. Fuzio pesantemente tirato in ballo nelle intercettazioni. L’Anm chiede le sue dimissioni

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Più passa il tempo e più l’inchiesta sullo scandalo al Csm sembra assumere i connotati del giorno del giudizio. E nonostante le rassicurazioni e gli sforzi del guardasigilli Alfonso Bonafede, secondo cui la reazione dell’organo di autogoverno dei pm c’è stata dato che “l’azione disciplinare per quasi tutti i soggetti coinvolti è già stata attivata”, la situazione della magistratura è più che seria, tanto più alla luce degli ultimi brogliacci, pubblicati da l’Espresso, che tirano in ballo anche il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio.

Si tratta di uno dei membri del Csm, nonché capo della sezione disciplinare che qualche giorno fa aveva chiesto provvedimenti nei confronti di Luca Palamara, che ora rischia di passare da grande accusatore a persona trascinata nella palude dello scandalo tra toghe. E a ben vedere il nome di Fuzio era già emerso nei giorni scorsi per un presunto colloquio con l’ex presidente Anm indagato per corruzione a Perugia. Una conversazione in cui i due sembrano affrontare temi delicati a partire dal risiko delle nomine dei vertici dei maggiori uffici giudiziari e, per finire, ai guai che vedono direttamente coinvolto lo stesso Palamara. È la sera del 21 maggio scorso e l’ormai noto trojan, installato sul telefono di Palamara, è attivo. Questa volta l’incontro è tra l’ex presidente Anm e Riccardo, quello che gli inquirenti identificano con Fuzio.

PAROLE IN LIBERTA’. Il pm ha saputo dell’inchiesta a suo carico a Perugia per i rapporti corruttivi con Fabrizio Centofanti e teme per il contenuto dell’informativa. Palamara: “Perché almeno l’unico modo per controbattere l’informativa è poter darle l’archiviazione, se no che cazzo faccio giusto? Però rimane l’informativa che mi smerda…nessuno gli dice questa cosa qui, questo è gravissimo…qualcuno glielo deve dire, cioè o gli dici chiaro, sennò veramente io perdo la faccia…mi paga il viaggio, l’informativa non l’ho mai letta, non si sa di che importo si parla…qual è l’importo? Si può sapere?”. Riccardo sembra perplesso: “mahhh”. Così l’amico torna alla carica: “Cioè io non so nemmeno quanto è l’importo di cui parliamo”.

Ora è Riccardo a prendere la parola: “Si…ci stanno le cose con Adele (amica del pm a cui Centofanti avrebbe regalato un anello) e il viaggio a Dubai…”. Palamara sembra sorpreso: “Viaggio a Dubai…Quant’è? Ma quanto cazzo è se io…allora… (…) E di Adele…cioè in teoria…va bè me lo carico pure io…quanto..quant’è, a quanto ammonta?”. A far chiarezza è ancora l’amico: “Eh…sarà duemila euro”. Proprio l’importo pagato, secondo l’accusa, per l’acquisto dell’anello. Una discussione animata in cui poi vengono affrontati i rapporti e gli intrecci tra Palamara, gli imprenditori Pietro Amara e Giuseppe Calafiore e l’ex pm Giancarlo Longo. Il pm indagato a Perugia sembra nel pallone e racconta: “Il collegamento Centofanti-Longo, sì, ma io… cioè… era un rapporto… io dovevo giudicare Longo non… se avessi favorito Longo!”. Riccardo lo interrompe e dice: “Sì, è certo che ti arrestavano”. E Palamara conclude: “Allora mi arrestavano”.

Secondo la Giunta esecutiva centrale dell’Anm le notizie che stanno trapelando sul conto del Pg Fuzio “fanno emergere un nuovo, sconcertante episodio nel quadro già molto grave emerso dagli atti dell’indagine della Procura della Repubblica di Perugia”. Per l’Anm si tratta di condotte “ancora più gravi in quanto riferite al titolare di un Ufficio che ha, tra le proprie prerogative, anche l’esercizio del potere disciplinare, ed è membro di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura”.

La magistratura, le istituzioni repubblicane e i cittadini, riferisce ancora l’Anm, “si attendono oggi un gesto di responsabilità, capace di separare la vicenda personale, ed il corso delle indagini, dalle istituzioni, onde preservarle da ulteriori effetti devastanti rispetto a quelli che già si sono prodotti”. L’Associazione dei magistrati auspica che, in tempi rapidi, “sia fatta integrale chiarezza su tutte le vicende emerse dall’indagine di Perugia, e chiede con forza a Fuzio un gesto di responsabilità, auspicando che intervenga tempestivamente, a prescindere dal corso delle indagini e dalle iniziative ad esse conseguenti” e propone al Comitato direttivo centrale “il deferimento del dr. Fuzio al collegio dei probiviri dell’Anm”.