Le misure del Governo pagano. Ma a Natale niente liberi tutti. Il premier Conte conferma l’obiettivo di rimandare gli studenti in aula per dicembre: “Si lavora per questo”

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Il Natale si avvicina, che Dpcm troveremo sotto l’albero? Beh quello che entrerà in vigore dopo il 3 dicembre non sarà di certo un liberi tutti. Sì, va bene l’ottimismo, va bene ripetere “con il virus dobbiamo conviverci” ma il ministro della Salute, Roberto Speranza, resta con i piedi ben saldi a terra. E non è il solo. A dargli manforte c’è il collega ministro degli Affari regionali e delle Autonomie, Francesco Boccia.

“In questo momento non basta più tenere sotto controllo l’Rt – cosa che siamo riusciti a fare in maniera eccezionale in questi 15-20 giorni – ma bisogna tenere sotto controllo i posti di area medica, non devono aumentare le richieste. Siamo ora, di fatto, in una sorta di seconda fase della seconda ondata – ha spiegato Boccia – e il sistema delle zonizzazioni territoriali ci ha consentito di mettere in sicurezza le reti. Ma il contagio ora è diffuso, è un contagio diverso, c’è una pressione molto alta sui pronto soccorso.

Nella prima ondata il 45 per cento dei contagiati si curava in ospedale, ora solo il 5 per cento, ma il numero dei positivi è 10 volte superiore. Facevamo 25-30 mila tamponi al giorno oggi ne facciamo 250 mila. Nella prima ondata il 13-14 per cento finiva in terapia intensiva, ora siamo sotto l’1 per cento. Ma i numeri sono diversi. I medici hanno preso le misure in questa seconda ondata, ma noi abbiamo bisogno di aiutarli”. Ovviamente con il Natale alle porte e l’arrivo della nuova stagione sciistica il tema delle riaperture – dei negozi ma non solo – torna caldo. Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, frena.

“Era chiaro che bisognava attendere due settimane dall’ultimo Dpcm per vedere i primi risultati. è ovviamente ancora presto per dire che ce l’abbiamo fatta perché bisogna alleggerire il carico su ospedali e terapie intensive. Prima di procedere alle riaperture dovremo avere dei dati ancor migliori rispetto a quelli che vediamo, dunque questa modalità di stop and go, di chiudere e riaprire andrà avanti ancora per molto. La morsa – ha concluso – potrà essere allentata laddove i numeri lo consentiranno, questo però non significa che dobbiamo fare dei passi affrettati”.

“Con 600-700 morti al giorno parlare di cenone è fuori luogo, lo dico con grande chiarezza”. Ha detto Boccia. Ma se da parte del Governo c’è uno stop, le regioni alpine (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto Friuli e le Provincie autonome di Trento e Bolzano) non ci stanno. Chiedono di poter riaprire, in sicurezza, gli impianti da sci per salvare la stagione turistica. I vicepresidenti e gli assessori delle regioni che affacciano sulle montagne hanno approvato infatti in sede di Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali.

Ma Boccia è stato chiaro e categorico: “a queste condizioni non possiamo riaprire”. Mentre al nord pensano a sciare, al sud hanno ben altre gatte da pelare. Sono già arrivati in Sicilia gli ispettori inviati dal ministro Speranza. I controlli arrivano dopo le accuse avanzate dal Coordinamento medici ospedalieri alla Regione sui dati “gonfiati” dei posti in Terapia intensiva. A pesare sulla decisione di inviare ispettori in Sicilia, anche la diffusione di un audio inviato in una chat whatsapp ai manager delle Asp siciliane.

Il dirigente generale della Regione siciliana, Mario La Rocca, sollecitava a modificare i dati nel giorno in cui il governo nazionale avrebbe comunicato alle regioni in che caselle erano state inserite: se rosse, gialle o arancioni. Intanto oggi, come annunciato dal premier Giuseppe Conte, il Governo dovrebbe chiudere la partita del commissario in Calabria. Ospite di Otto e Mezzo su La7 ha confermato anche l’obiettivo di riaprire le scuole prima di Natale: “Stiamo lavorando per questo” (leggi l’articolo).

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di Gaetano Pedullà

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