Le nuove sanzioni dell’Ue fanno solletico alla Russia. Faremo a meno della vodka. Ma del gas non se ne parla

sanzioni Russia
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Dopo Berlino e Parigi anche Madrid e Roma decidono di espellere diplomatici russi. E per gli stessi motivi: sicurezza nazionale. La Spagna ha deciso l’espulsione di 25 diplomatici, l’Italia di 30. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (leggi l’articolo). La decisione (da cui, peraltro, si smarca la Lega) – ha protestato l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov – è “immotivata”, porterà “a un ulteriore deterioramento delle relazioni bilaterali” e “non rimarrà senza risposta”. La Commissione europea intanto prova a mettere in campo nuove sanzioni per colpire la Russia al cuore della sua economia.

La Commissione europea prova a mettere in campo nuove sanzioni per colpire la Russia al cuore della sua economia

Ma ancora una volta il cuore non viene toccato. Ovvero il gas rimane fuori dal quinto pacchetto di sanzioni illustrato dalla numero uno della Commissione europea, Ursula von der Leyen e che sarà discusso oggi dagli ambasciatori degli Stati Ue.

Viene tirato dentro invece il carbone, quasi a voler lanciare un avvertimento a Putin: il dogma dell’intoccabilità delle importazioni energetiche dalla Russia non è indiscutibile. Ora il carbone, domani (forse) il petrolio. Ma il gas può attendere perché avrebbe ripercussioni troppo pesanti per alcuni Paesi, vedi Germania ma anche Italia. Sebbene Roma, a differenza di Berlino, abbia dichiarato che non porrà veti su nessun tipo di sanzioni.

Il nuovo pacchetto di sanzioni, ha spiegato von der Leyen, si basa su sei pilastri. Al primo posto c’è lo stop delle importazioni di carbone per un valore di 4 miliardi di euro all’anno. Che oggettivamente è davvero poco rispetto agli introiti che la Russia incassa con petrolio e gas.

Gli altri cinque pilastri sono lo stop pieno di transazioni con quattro delle sette banche già escluse dal sistema di pagamenti Swift e tra queste la seconda più importante della Russia: Vtb; il divieto all’accesso di navi russe nei porti Ue con alcune eccezioni riguardanti il trasporto di prodotti alimentari, aiuti umanitari e energia.

E ancora: lo stop all’esportazione in Russia di una serie di prodotti tra cui computer quantistici, semiconduttori avanzati, equipaggiamenti per trasporti del valore complessivo di 10 miliardi di euro; lo stop all’importazione di prodotti come legno e cemento, pesce e liquori per un valore di 5,5 miliardi; uno stop generalizzato della partecipazione delle imprese russe ad appalti pubblici negli Stati Ue e l’esclusione da qualsiasi sostegno finanziario europeo o degli Stati Ue.

D’altra parte, la Commissione proporrà anche “di aggiungere nuovi nomi” alle “liste nere” degli individui sottoposti a sanzioni personali. Inoltre, aggiunge ancora von der Leyen, “stiamo lavorando a sanzioni aggiuntive, anche sulle importazioni di petrolio, e stiamo valutando alcune delle idee presentate dagli Stati membri, per esempio l’introduzione di tasse, o la creazione di canali di pagamento specifici come conti di garanzia vincolati”.

Benedice le nuove sanzioni alla Russia il governo di Mario Draghi (leggi l’articolo). “L’Italia è pienamente allineata al resto dell’Unione europea e appoggia con convinzione le misure restrittive presentate dalla presidente von der Leyen”. Poco importa che si tratti di un pacchetto del tutto modesto, più simbolico che altro e che tale rimarrà fin quando Mosca non verrà colpita davvero al cuore della sua economia vale a dire petrolio e, soprattutto, gas. Senza considerare le ritorsioni che Mosca prepara. La Russia dovrà essere “più prudente” con le esportazioni di cibo all’estero, “specialmente verso i Paesi ostili”, dichiara il presidente russo Vladimir Putin, prefigurando una limitazione all’export.