Le pensioni italiane bruciano il 32% della spesa pubblica. Il rapporto Ocse: la media degli altri Paesi aderenti è al 18%. A rischio la tenuta del nostro sistema previdenziale

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Tra i 34 Paesi aderenti all’Ocse, l’Italia è quello che spende di più in pensioni. A dirlo è appunto l’organizzazione internazionale nel rapporto “pension outlook” che esplora, appunto, i i sistemi previdenziali dei 34 Paesi aderenti, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione e il difficile contesto economico con un mix di bassa crescita, bassi tassi d’interesse e bassi rendimenti creino seri problemi per i sistemi previdenziali. Ebbene, dal quadro emerge uno scenario che ha portato ad una diffusa accelerazione delle riforme negli ultimi anni. Sul fronte della statistica, la penisola è al top nell’area Ocse con una spesa per le pensioni pari al 32% della spesa pubblica nel 2011 contro la media del 18%. Tra il 25% e il 28% si trovano Polonia, Austria, Portogallo e Grecia, attorno al 23% Germania e Spagna, mentre la Francia ci avvicina al 25%. Al capo opposto, invece, l’Islanda che non arriva al 5%. Sotto la media anche gli Usa con il 16%. Quanto all’impatto delle riforme avvenute nel 2012-2014, in una tabella l’Ocse “promuove” l’Italia per la sostenibilità finanziaria, ma assegna un “voto” negativo all’adeguatezza in termini di reddito che ne deriva. In pratica è concreto il rischio povertà per i pensionati. Nell’insieme l’impatto delle riforme è comunque “importante”. Non solo. Stando al rapporto, gli ultra-65enni poveri per reddito nella penisola sono il 10,6% contro il 12,6% medio della popolazione totale. In Svizzera si passa dal 10,3% medio della popolazione al 24% tra gli ultra 65enni, il dato più alto in Europa. Gli anziani che se la passano peggio sono però quelli coreani: il tasso di povertà sale al 48,6% dal 14,6% medio.