Le Regioni hanno avuto cinque mesi per lavorare. Ma c’è chi ha dormito. Parla la senatrice M5S Castellone: “È mancato lo screening a tappeto”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“In cinque mesi le regioni non hanno lavorato come avrebbero dovuto per potenziare la sanità”. Non ci gira attorno la senatrice M5S Maria Domenica Castellone: se siamo ripiombati nuovamente in un’emergenza sanitaria ci sono chiare responsabilità, imputabili – spiega ancora la senatrice capogruppo 5 Stelle in commissione Sanità a Palazzo Madama – a “chi non ha fatto ciò che doveva, come è successo in alcune Regioni che non hanno saputo spendere tutti i fondi stanziati per potenziare la sanità”.

Intanto ora abbiamo alcuni governatori pronti al lockdown. Non c’è il rischio che l’obiettivo di evitare una chiusura generalizzata vada in fumo?
Lombardia e Campania sono un esempio lampante di quanto, a volte, la comunicazione superi la sostanza. In cinque mesi le regioni non hanno lavorato come avrebbero dovuto: non tutte hanno fatto abbastanza per tessere la rete di cure primarie che deve gestire la medicina territoriale. In Campania l’Unità di crisi ha dichiarato la saturazione di tutti i nosocomi, sospendendo tutte le attività ordinarie; i cittadini anche sintomatici devono attendere giorni per effettuare i tamponi; i percorsi Covid sono ancora compresenti a quelli generali. Per non parlare delle indagini in corso sui Covid Hospitals. Ora, a fronte di queste carenze, si parla di lockdown. E’ chiaro che il lavoro fatto dal MoVimento 5 Stelle e dal governo invece punta a tutelare la salute cercando di salvaguardare anche l’economia e nei mesi ci siamo mossi per questo.

Non crede che se alcuni governatori vanno per la propria strada e il governo per un’altra si crei più confusione?
Questa pandemia ci ha dimostrato tutta la fragilità della riforma del Titolo V che ha portato ad avere tanti sistemi sanitari regionali diversi e su cui il MoVimento 5 Stelle è pronto ad aprire una riflessione. Il governo ha lasciato alle Regioni la possibilità di adottare misure più stringenti ma le Regioni devono assolutamente collaborare per evitare un lockdown nazionale.

Resta un punto: se ora i contagi stanno salendo così rapidamente qualcosa è andato storto. Cosa?
Eravamo usciti bene soprattutto grazie al sacrificio del personale sanitario, alla resilienza degli italiani ed alle azioni del governo che, anche su input del MoVimento 5 Stelle, ha reagito prontamente con interventi eccezionali. Ma poi l’arrivo della seconda ondata è stato minimizzato e non tutte le Regioni hanno lavorato a dovere. Il virus si è diffuso a causa dell’assenza di screening a tappeto. È mancata la presa in carico territoriale: isolare i pazienti e curarli a casa doveva essere il primo passo da fare ma le Usca (Unità speciali di continuità assistenziali, ndr), team multidisciplinari che avevano proprio il compito di diagnosticare e monitorare i pazienti a domicilio, sono state istituite solo in poche regioni.

Di chi è la responsabilità?
La responsabilità è di chi non ha fatto ciò che doveva, come è successo in alcune Regioni che non hanno saputo spendere tutti i fondi stanziati per potenziare la sanità; parliamo di circa 5 miliardi di euro stanziati dall’inizio dell’emergenza. Chi non ha saputo programmare ed ha continuato a fare gli interessi di lobbies, sindacati e sanità privata, trascurando le linee di indirizzo nazionale, adesso deve correre ai ripari. A queste inadempienze si associano chiaramente anche le carenze strutturali di investimenti in personale ed ammodernamento tecnologico, frutto di 10 anni di politiche di tagli che hanno depredato la sanità di 37 miliardi di fondi pubblici. Un trend che il MoVimento 5 Stelle da quando è al governo ha invertito.