Le Regioni litigano su tutto, il disastro del federalismo è servito. La sciagurata riforma del 2001 continua a presentare il conto

di Giuseppe Vatinno
Politica

Che il federalismo in Italia sia stato un totale fallimento è sotto gli occhi di tutti. Questa pandemia ha solo magnificato le magagne e la sciocca contrapposizione a priori con lo Stato centrale che le anima. Tutto questo disastro ha una origine e una causa ben determinata (ma non la sola): la sconsiderata riforma del Titolo V della Costituzione fatta in fretta dal centro – sinistra nel 2001 per tentare di arginare una Lega che aveva nei federalisti il suo bacino elettorale più cospicuo. E nella fretta si partorì un ircocervo di norme contraddittorie, come per l’energia.

Ma è la sanità il punto cruciale e questa venne regionalizzata a partire dalla legge Mariotti, alla riforma Andreotti e poi dalla botta finale di Aldo Aniasi. L’attuale pandemia ha messo pienamente in luce i disastri di quanto fatto: la Lombardia di Fontana, che oltretutto vantava sulla carta -e cioè non sotto stress- un modello di efficienza è stata travolta dall’emergenza che da lì si è allargata prima in tutta la penisola e poi in tutta Europa. Certo anche lo Stato centrale e alcuni sindaci del Pd come quelli di Bergamo e Milano hanno avuto sbandate che sono costate care ed anche lo Stato centrale ha avuto all’inizio idee poco chiare e non si è attrezzato. E come se non bastasse la fase 1, nella fase 2 c’è tutta una corsa dei governatori a primeggiare in una gara infantile a “chi ce l’ha più lungo”.

Se la Campania di Vincenzo De Luca vuole essere rigorosa nelle entrate ecco che salta su la Sardegna che vuole fare di più e Christian Solinas (nella foto) si inventa il “passaporto sanitario”, un monstrum anticostituzionale. E al nord Luca Zaia ogni giorno ne sforna una per competere con Roma e Matteo Salvini cercando di monetizzare una gestione buona della crisi sanitaria e questo gli va riconosciuto. E poi abbiamo la Calabria della Jole Santelli che prima era “chiusista” e poi è diventata “apertista”, tanto per avere un po’ di visibilità sui giornali. E Nicola Zingaretti nel Lazio non parla della truffa delle mascherine che è un fatto gravissimo soprattutto per come e quando -in piena emergenza- è maturato. Infine le regioni bipartisan che frignano all’unisono per l’Election Day importunando addirittura il presidente Mattarella. Insomma a questo punto viene da pensare che avesse ragione Giorgio Almirante quando negli anni ’70 dello scorso secolo fu l’unico ad avvertire il pericolo anche se allertato da una base ideologica più che amministrativa.