Le slide non seducono, Merkel ci rifila i compiti

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di Lapo Mazzei

Che non sarebbe stata una scampagnata era evidente a tutti. Anche perché Frau Merkel non pesa certo quanto Holland, nel senso di rapporti politici all’interno della Ue. Pur volendo considerare i presidenti della Francia e della Germania complementari fra loro, ragionando in termini di peso specifico all’interno del contesto europeo, in realtà questi tour servono a dimostrare chi fa il carro e chi la locomotiva.

I due Renzi sull’Europa
Le visite fatte da Matteo Renzi a Parigi e Berlino non hanno solo ristabilito l’ordine dei fatti ma hanno anche rinforzato i paletti che l’Europa ha piantato attorno ai conti del nostro Paese. E per capire meglio quale sia la valenza di queste visite sulla politica interna, occorre partire dalla solita analisi al vetriolo della Velina Rossa. “Ci sono due Renzi sull’Europa: il primo voleva lo sforamento del 3%, il secondo dice di volersi attenere ai vincoli europei” sostiene il foglio corsaro che denuncia la “spavalderia” e le “contraddizioni” del premier, in tema di compatibilità dei conti pubblici italiani con le regole europee. “In questi giorni – continua l’organo d’informazione parlamentare – abbiamo ascoltato continuamente i discorsi del taverniere fiorentino che assicura che l’Italia non sforerà il rapporto del 3% tra il deficit e il Pil. Ci sembra una vera ritirata, stando a quello che si legge nel suo programma elettorale per le primarie”. Velina ricorda solo due dichiarazioni programmatiche. “Se all’Europa proponi un deciso cambio delle regole del gioco, a partire dalle riforme costituzionali, dal jobs act, fai vedere che riparti dalla scuola… allora in Europa applaudono anche se sfori il 3%. L’Europa ha bisogno di un’Italia viva” diceva il taverniere all’epoca. E aggiungeva: “È evidente che si può sforare. Si tratta di un vincolo anacronistico che risale a 20 anni fa. Non è l’Europa che ci ha cacciato in questa crisi, ma la mancanza di visione”. Qual è la vera politica? Quella di ieri, in cui Renzi si prefiggeva di sforare il vincolo del 3%, o quella di oggi, per la quale si accontenta di arrivare al 2,8%? Un dubbio che gli incontri di Parigi e Berlino non hanno affatto sciolto. Anzi, hanno ulteriormente rafforzato.
A delineare subito il perimetro, ancor prima del faccia a faccia fra Renzi e la Merkel, entro il quale la Germania intende far muovere il nostro Paese è stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schaeuble, dopo il bilaterale con Padoan. Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro , se da una parte promuove l’obiettivo del nuovo governo italiano di accelerare il tempo delle riforme per aumentare produttività e crescita in Italia, dall’altra mette in guardia da rinvii sul consolidamento delle finanze statali. Insomma, la solita politica del bastone e della carota.
L’Italia “non è un alunno somaro da mettere dietro la lavagna”, aveva messo subito in chiaro il presidente del Consiglio prima di mettersi in viaggio per Berlino. Posizione sostenuta anche dal suo vice Angelino Alfano. “L’Italia”, ribadisce il ministro degli Interni, “è un grande Paese che sa esattamente quello che deve fare”. Ma se gli incontri bilaterali e gli annunci della vigilia sono serviti a mettere le mani avanti, la conferenza finale dei due leader ha disvelato trucchi e inganni. “Sono rimasta molto colpita dal cambiamento strutturale in Italia, è davvero impressionante” ha detto la cancelliera Angela Merkel, nel corso dell’incontro con la stampa a conclusione del faccia a faccia. “Anche per me è chiaro che l’Italia tiene conto della stabilità ma anche delle due componenti crescita e occupazione. So bene che l’Italia per quel che riguarda il patto di stabilità e di crescita lo rispetterà”. Altro che fughe in avanti.

Sacrifici per tutti
Quanto a Renzi, il presidente del Consiglio ha spiegato che il bilaterale berlinese “è stata un’occasione per illustrare un processo di riforme molto ambizioso e coraggioso. L’Italia deve fare le riforme perché lo chiedono i nostri figli e non i partner europei. Tutti abbiamo da guadagnare, ma l’Italia deve smettere di pensare che si fanno le riforme perché ce lo chiede Bruxelles, Berlino, noi facciamo le riforme per noi. Il governo ha come orizzonte il 2018 ma per noi le riforme devono essere fatte subito”. Tanti, forse pure troppi, buoni propositi e buone intenzioni. Peccato che i soldi sono pochi e le cose da fare tante. E a pagare sono sempre gli stessi. Si tratta, ripete Renzi, “non di misure una tantum, ma di misure irreversibili di cambiamento. Il debito è cresciuto, nonostante l’Italia abbia avuto un avanzo primario con interventi per ridurre la spesa noi abbiamo smesso di crescere. Occorre mantenere i vincoli, fare misure strutturali, ma dentro il pacchetto occorre aiutare a recuperare la domanda interna”. Tradotto: sacrifici per tutti. Come al solito.