Le Unioni civili alla prova dei franchi tiratori. Il Pd contro il voto segreto

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di Lapo Mazzei

Molto morettianamente nel Pd si va levando un grido: no, il voto segreto no. Certo, per il noto regista il problema era il dibattito, ma basta cambiare tempi e argomento e il risultato è lo stesso. Come in matematica. Perché l’obiettivo del Pd è arrivare a qualche centinaio di emendamenti sul testo Cirinnà da discutere in aula al Senato e ridurre di conseguenza al minimo i voti segreti. Nei desiderata del Pd si parla di cinquecento emendamenti in tutto, un numero considerato “ragionevole” e, soprattutto, il cui voto si possa esaurire in due giorni. Il traguardo sarà raggiungibile soltanto se terrà l’intesa fra i capigruppo siglata nella riunione informale convocata da Luigi Zanda.

Per il voto finale sulle Unioni civili a Palazzo Madama si fanno più azzardi che ipotesi. Certo è che la seduta dell’Aula, martedì è stata anticipata alle 12, senza intervallo né orario di chiusura, per concludere discussione generale sul disegno di legge Cirinnà. Quindi da mercoledì pomeriggio (al mattino l’Aula non è convocata) inizierà l’esame degli emendamenti e, contestualmente, la guerra dei numeri. Allo stato dell’arte, la maggioranza c’è sul voto palese sulla legge, ma sarà una roulette russa sul voto segreto che potrà essere concesso all’articolo 5. L’adozione del figliastro nelle coppie omosessuali vede favorevoli la maggioranza del Pd, M5S, Sel e parte del gruppo Misto, Per le Autonomie e Ala. Contrari Ap, Forza Italia, Lega, Conservatori e riformisti, Gal (Idea e Popolari per l’Italia) e alcuni senatori catto dem. Le incognite però sono tante.

Il senatore Alberto Airola ribadisce che “il Movimento 5 Stelle voterà compatto per il ddl Cirinnà se non ci saranno modifiche che impoveriscano il testo”. Stessa posizione di Sel. E il Pd è preso tra due fuochi, con l’alleato di governo Ap (Ncd-Udc) che chiede lo stralcio in cambio di un voto favorevole sul provvedimento e M5S e Sel che minacciano di sfilarsi se il disegno di legge verrà stravolto. Il ministro Angelino Alfano torna a ribadire che considera “traumatico votare un provvedimento così divisivo con il sostegno dei Cinque stelle”.  Insomma, si andrà alla conta, dicono fonti Dem. La linea è che si arrivi al voto sugli emendamenti con le due differenti posizioni, quella rappresentata dall’emendamento di mediazione del senatore Giuseppe Lumia e, sul fronte opposto, quella di area cattolica. C’è tempo fino a mercoledì per limare la qualità e la quantità di proposte di modifica sulle quali il presidente Pietro Grasso potrà apporre il voto segreto. Intanto uffici legislativi e alcuni senatori per ogni gruppo parlamentare si stanno riunendo per compiere l’opera certosina, dopo nella prima capigruppo informale convocata senza il presidente del Senato è stato ribadito “il patto tra gentiluomini” saldato tra Luigi Zanda e il capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio (la Lega ha presentato 5mila emendamenti, ma ne ritirerà “il 90 per cento”). Tentativo in extremis, poi, di bloccare il disegno di legge sulle unioni civili da parte di 40 senatori delle opposizioni, tra i quali anche un senatore di Ap, Gabriele Albertini. I parlamentari giocano la carta del ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione, in quanto sarebbero stati violati i loro diritti di parlamentari durante l’esame del disegno di legge. Primi firmatari Mario Mauro, Luigi Compagna, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello. Secondo i senatori di Gal, Fi, Lega e Conservatori e riformisti sarebbe stato violato l’articolo 72 della Costituzione dalla presidenza del Senato e dalla maggioranza, portando il disegno di legge Cirinnà in Aula a Palazzo Madama senza aver concluso i lavori nelle commissioni.