Lega in fumo pure sulla cannabis. Palazzo Chigi proroga il termine per la raccolta delle firme. Il Carroccio vota contro, ma rimedia un altro schiaffo

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Sembra passata un’era geologica da quando la Lega si ergeva a paladina dei referendum, sostenendo una sorta di “potere al popolo” sottoscrivendo i sei quesiti sulla Giustizia e quello contro il Green Pass. Già perché in queste ore l’aria è cambiata di colpo come testimoniato dal dietrofront del Carroccio che in Consiglio dei ministri non ha partecipato al voto per disporre la proroga di un mese dei termini di presentazione delle firme per i referendum sulla Cannabis, messo a rischio dall’inadempienza di 1.400 Comuni, e di quello contro il Green Pass.

Una decisione che non è andata giù ai fedelissimi di Matteo Salvini che preannunciano battaglia spiegando che “prima di festeggiare, i promotori del referendum sulla cannabis si ricordino che in Italia c’è ancora il Parlamento”. “E che è il Parlamento l’organo costituzionale chiamato a convertire in legge qualsivoglia decreto legge” ha fatto sapere Igor Iezzi (nella foto), capogruppo della Lega in commissione Affari costituzionali alla Camera. Tanto astio verso il provvedimento appare curioso alla luce del fatto che Salvini, in estate, ha più volte affermato che è sempre giusto “dare la parola al popolo”.

Un diritto che, però, sembra valere solo quando il quesito è di gradimento del Carroccio. Ma c’è di più. Il Capitano e i suoi dimenticano anche che proroghe nella raccolta delle firme non siano affatto una novità e che, in questo specifico caso, non si tratta di fare un favore a qualcuno perché le preferenze sono già state acquisite ma sono ferme al palo per questioni burocratiche.

LA RAMANZINA. Inoltre non si può che notare come l’ostruzionismo visto in Consiglio dei ministri e soprattutto l’intenzione di fare le barricate in Parlamento, appare come una mossa disperata che pur di affossare il referendum sulla Cannabis si dimentica che la proroga riguarderebbe anche quello contro il Green Pass sostenuto dalla Lega. “Grazie all’intervento del governo, sollecitato da M5S, nessuna firma per i quesiti referendari andrà perduta e la burocrazia non fermerà la partecipazione dei cittadini” esulta su Facebook Giuseppe Brescia, presidente 5S della commissione Affari Costituzionali della Camera.

Il pentastellato ha poi concluso il suo pensiero punzecchiando il Carroccio: “La soluzione adottata oggi in Cdm era già stata proposta a maggio da un emendamento al dl riaperture a firma della collega Baldino, sottoscritto dai colleghi Magi e Iezzi. Fu il governo con una riformulazione a limitare la portata di quell’emendamento. Stupisce dunque la mancata partecipazione al voto dei ministri della Lega, evidentemente sensibili solo ai loro referendum e non alla partecipazione dei cittadini”.