Regalo di Natale per la Lega. Terza condanna nel caso Lombardia Film Commission. Dopo i fiscalisti tocca anche all’elettricista

Lombardia tribunale Milano
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Altra condanna nel caso Lombardia Film Commission. Alla luce dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano sulla vendita di un capannone di Cormano, nel milanese, alla fondazione Lfc, partecipata dalla Regione, con cui sarebbero stati drenati 800mila euro di fondi pubblici, è stato condannato a cinque anni di reclusione Francesco Barachetti, elettricista di Casnigo, in provincia di Bergamo.

IL CASO. Secondo gli inquirenti, la compravendita dell’immobile in provincia di Milano sarebbe stata gonfiata e nell’operazione sono coinvolte l’immobiliare Andromeda, la fondazione Lombardia Film Commission e alcune società ritenute vicine alla Lega. Il prezzo di vendita del capannone, in base alle indagini svolte dalla Guardia di finanza, sarebbe stato portato ad 800mila euro mentre il suo valore reale era di circa 400mila. E per l’acquisto sarebbero stati usati fondi pubblici erogati dalla Pirellone alla stessa Fondazione.

Gli inquirenti ritengono che ad architettare l’operazione sarebbe stato il commercialista milanese Michele Scillieri, presso lo studio dove è stato registrato e domiciliato il movimento “Lega per Salvini premier”. A collaborare con Scillieri sarebbero poi stati Alberto Di Rubba, ex presidente della Fondazione ed ex revisore dei conti del gruppo della Lega alla Camera, e Andrea Manzoni, altro professionista di fiducia del Carroccio.

Un’indagine che è andata a intrecciarsi con quella della Procura di Genova sulla scomparsa dei 49 milioni di euro della Lega di cui si sono perse le tracce e oggetto della truffa ai danni dello Stato. Per il caso Film Commission hanno quindi già patteggiato la pena il presunto prestanome Luca Sostegni e il commercialista Scillieri, mentre sono stati condannati rispettivamente a 5 anni di reclusione e 4 anni e 4 mesi Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni (leggi l’articolo). Ora la condanna anche di Barachetti.

IL GIUDIZIO. Il Tribunale di Milano ha ritenuto l’elettricista colpevole sia di peculato che di emissione di false fatture, revocando però per lui gli arresti domiciliari essendo “venute meno le esigenze cautelari”. Sarebbe stato Barachetti, secondo gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal sostituto Stefano Civardi, “il principale artefice di una complessa architettura contrattuale” che, con l’incremento dei costi di ristrutturazione, avrebbe gonfiato fino ad 800mila euro il prezzo del capannone venduto alla Lombardia film commission.

Il pm Civardi, nella sua requisitoria, ha definito l’imputato un uomo di fiducia di Di Rubba e un imprenditore “del mondo della Lega”, da cui avrebbe incassato circa 2,3 milioni di euro negli ultimi anni per lavori. “Non è semplicemente un riciclatore – ha affermato il magistrato – è un imprenditore che da subito si è messo a disposizione per assicurare il ritorno dei soldi a Manzoni e Di Rubba”, attraverso una delle sue società.